S.A.R.I. software di riconoscimento facciale della Polizia Scientifica

È recente la notizia dell’arresto a Brescia di due ladri d’appartamento georgiani identificati grazie a S.A.R.I. software di riconoscimento delle immagini utilizzato dalla Polizia Scientifica. Si tratta di un nuovo programma che permette alle forze dell’ordine di identificare gli autori di furti o altri reati. In che modo riesce a farlo?

È bene fare una premessa, prima di rispondere a questa domanda: per poter sfruttare questo nuovo sistema investigativo di riconoscimento facciale, è fondamentale acquisire immagini dalle telecamere di videosorveglianza.

Il software S.A.R.I. ha confrontato alcuni fotogrammi delle immagini acquisite al momento del furto (risalente al 17 luglio) con i volti di milioni di pregiudicati già schedati (la banca dati Afis, un database pazzesco di 10 milioni di foto). Grazie a questo nuovo sistema altamente tecnologico, l’analisi restringe il cerchio dei sospettati veterani.

A Brescia, con questo primo successo, il software di riconoscimento delle immagini fa il suo debutto ufficiale ed è pronto per essere utilizzato da tutte le forze dell’ordine.

Come funziona?

 

Le due modalità di S.A.R.I.

S.A.R.I. (acronimo di Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini) è, a tutti gli effetti, un sofisticato programma per il riconoscimento facciale che, lo scorso anno (gennaio 2017), è stato adottato dalla Polizia Scientifica.

Il Ministero dell’Interno ha assegnato la fornitura di questo software alla Parsec 3.26, azienda leccese che lavora in tandem con il centro di ricerca CNR ISASI per lo sviluppo di algoritmi di riconoscimento facciale.

Il software lavora in due diverse modalità:

  • Enterprise, riconoscimento di volti tramite analisi di immagini;
  • Realtime, identificazione tramite analisi di video.

Per la modalità Realtime è stato previsto un lotto separato per l’acquisto di 10 kit di telecamere con relativi sistemi di comunicazione al fine di raccogliere i flussi video.

L’algoritmo prevede tutte le fasi necessarie per il riconoscimento elaborando una lista di candidati o alert.

 

S.A.R.I. Enterprise

Con la modalità Enterprise il sistema automatico ricerca l’identità di un volto attingendo ad una banca dati che gli operatori di polizia possono selezionare di volta in volta.

La ricerca può essere perfezionata in base non solo all’immagine del volto esaminato ma anche ad informazioni anagrafiche o descrittive riferite alle immagini oppure combinando le due metodiche.

 

S.A.R.I. Realtime

La modalità Realtime lavora su una ristretta area geografica analizzando in tempo reale i volti di persone riprese dalle telecamere che, in seguito, confronta con una watch-list, una ‘lista nera’ (ad esempio, criminali schedati, fotosegnalati). Il sistema ha una capacità di riconoscimento nell’ordine di centinaia di migliaia di individui.

Quando S.A.R.I. riesce a identificare il volto di un soggetto lancia un alert agli agenti. Basta un solo fotogramma captato da una telecamera di sorveglianza per risalire all’identità di un malvivente fornendo un elenco ordinato di immagini in base ad un grado di similarità.

Certamente, la qualità delle immagini acquisite dalle telecamere di videosorveglianza gioca un ruolo fondamentale nell’accuratezza dell’analisi e delle decisioni.

Si tratta di uno strumento molto valido in fase di identificazione perché il rapido confronto fa risparmiare parecchio tempo alle forze dell’ordine ma non può, di certo, sostituire in toto il lavoro dell’uomo. In ultima analisi, la comparazione fisionomica definitiva viene effettuata da personale specializzato della Polizia Scientifica.

 

Ipotesi di utilizzo nelle manifestazioni pubbliche: privacy a rischio?

A novembre dello scorso anno, si discuteva sul fatto che la Polizia Scientifica volesse o potesse utilizzare il sistema S.A.R.I. nelle manifestazioni pubbliche.

Secondo Tommaso Scannicchio, avvocato che si occupa di privacy da 6 anni, il riconoscimento facciale comporta il “rischio di ledere il diritto di libertà di associazione, parola e opinione per i cittadini”.

Considerando che il sistema Realtime include anche la possibilità di memorizzare immagini catturate dallo streaming video, i rischi associati alla violazione di privacy sono enormi in riferimento a modi e limiti della foto-cattura e conseguente gestione degli archivi informatici non ancora regolati da alcuna normativa di garanzia.

Premesso che il riconoscimento facciale non presuppone il sospetto di reato (quindi, di apertura di un fascicolo d’inchiesta a carico del cittadino), Scannicchio si è chiesto: “Su quali basi legali un innocente dovrebbe subire l’archiviazione della propria immagine in un database delle forze dell’ordine?”.

Senza dubbio, sfruttare questo sofisticato sistema durante incontri e manifestazioni pubbliche rischia di ledere il suddetto diritto di libertà di associazione, parola e opinione. L’idea di essere ripresi pubblicamente può causare il chilling effect (letteralmente ‘effetto agghiacciante’), ovvero l’effetto inibitorio di raffreddamento dovuto all’intimidazione.

Sapendo di essere sorvegliati – spiega Scannicchio – modifichiamo inevitabilmente il nostro comportamento”. Tutto questo provoca gravi ripercussioni sulla nostra libertà di espressione.

Senza contare che con gli algoritmi di riconoscimento facciale si rischiano anche ‘falsi positivi’ (soggetti identificati per errore).

Riguardo al sistema SARI gli algoritmi devono essere scelti tra quelli testati nel report della NIST (National Institute of Standards and Technology) del 2014.

Il Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini verrà utilizzato, in futuro, nelle manifestazioni o nelle indagini antiterrorismo?

La questione sull’utilizzo di S.A.R.I. nelle manifestazioni pubbliche o in altri contesti resta ancora aperta e in attesa di aggiornamenti.

 

Francesco Ciano

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