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Meno reati, più detenuti:

Rapporto Antigone, realtà nelle carceri

Secondo i dati riportati nel 15° Rapporto Antigone emergono meno reati, più detenuti e non solo.

L’ente fondato nel 1991 per la tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale analizza la situazione drammatica nelle carceri italiane. Secondo l’associazione, mantenendo il trend del 2018, nell’arco di 2 anni l’Italia potrebbe rischiare i numeri del 2013, gli stessi che hanno portato la Corte Europea dei diritti dell’uomo a condannare il nostro Paese per violazione del divieto di trattamenti degradanti o inumani.

Nel 2018, il Rapporto Antigone ha analizzato la situazione di 85 istituti penitenziari: nel 18,8% dei casi (ad esempio, a Napoli e a Milano Opera) per le celle non viene rispettato il parametro dei 3 mq di spazio per detenuto. E’ questa la soglia minima stabilita dalla Corte di Strasburgo.

Esiste un sovraffollamento drammatico: 731 detenuti in più a Poggioreale, +418 a Secondigliano, +400 detenuti a Rebibbia Nuovo Complesso, + 381 a Regina Coeli, + 387 a Milano Opera rispetto alla capienza massima delle carceri.

Il tasso di sovraffollamento (rapporto tra posti letto e presenze effettive) è del 120% che sale al 150% in 42 istituti penitenziari (uno su cinque).

Secondo l’Associazione Antigone “non c’è un nesso tra indici di delittuosità, stato della criminalità e lunghezza delle pene”.

In Italia calano i reati denunciati ma, paradossalmente, sale il numero di detenuti. Perché?

Meno reati, più detenuti: i dati complessivi del Rapporto Antigone 

L’Associazione Antigone pubblica, ogni anno, un rapporto sulle condizioni del sistema carcerario italiano attingendo ai dati forniti dai ministeri della Giustizia e dell’Interno ma anche conducendo ispezioni e analisi.

Dal XV Rapporto Antigone risulta che sono complessivamente 60.439 i detenuti nelle carceri italiane. Praticamente, 8.000 in più rispetto a 4 anni fa seppure non si registri un incremento degli ingressi o dei reati commessi. Il 4,4% del totale (2.659) sono donne, di cui 51 madri con i propri 55 bambini di età inferiore ai 3 anni che vivono con loro.

Dal 2017 ad oggi, i detenuti stranieri sono diminuiti dello 0,67%. Negli ultimi dieci anni, i detenuti stranieri sono diminuiti di oltre 1.000 unità. “L’affollamento delle carceri nell’ultimo anno è principalmente dovuto a detenuti italiani” scrive Antigone.

Un terzo del totale dei detenuti è in carcere per reati legati alla droga mentre un quarto per varie forme di dipendenza dalla droga. Questo – sottolinea sempre Antigone – non per un numero particolarmente elevato di criminali o consumatori rispetto al resto dell’Europa, ma perché l’Italia “ha una delle legislazioni in materia di droghe più repressive e inefficaci, i cui effetti sono visibili in carcere”.

Se, in media, il tasso di sovraffollamento è del 120%, questo sale al 150% in 42 istituti penitenziari (uno su cinque) e arriva addirittura a 199% (Taranto) o 197% (Como).

Generalmente, la regione con il più alto tasso di affollamento è la Puglia (160,5%) seguita dalla Lombardia (138,9%). In particolare, la Lombardia è la regione che ospita il numero più elevato di detenuti (8.610 persone).

Meno reati, più detenuti in Italia: perché?

Rispetto all’anno precedente, nel 2017 i delitti sono calati del 2,32%.

Nei primi 9 mesi del 2018, sono diminuiti di un ulteriore 8,3%.

Nei primi 4 mesi del 2019, è stato registrato un altro calo del 15%.

Le presenze sono cresciute di 800 unità rispetto al 31 dicembre 2018 e di circa 3.000 rispetto all’inizio dello scorso anno.

Perché?

L’attenzione si concentra sui tempi della giustizia italiana. Tempi lunghi.

Al 31 dicembre 2018, 19.565 detenuti (uno su tre, il 32,8% sul totale) si trovavano in carcere in custodia cautelare, in attesa di sentenza e di condanna definitiva: analizzando i dati dei detenuti stranieri, il numero sale al 38%. Un tasso di 10 punti superiore al 23% che è la media Ue.

Meno reati, più detenuti secondo Antigone significa anche questo: a parità di reati i giudici assegnano pene più lunghe. Precisamente, non vengono assegnate pene più lunghe per reati più gravi ma perché i giudici decidono di punire con più durezza o perché le nuove leggi prevedono pene più dure.

Il fenomeno del sovraffollamento, dunque, deriverebbe da una riduzione di condanne a pene brevi ed un aumento di quella a pene più lunghe. Il 17% delle condanne va da 10 a 20 anni a fronte di una media europea dell’11%. Nell’ultimo decennio, le condanne inferiori ai 5 anni sono diminuite del 30%, quelle più durature sono cresciute del 53%. Scontare pene più lunghe significa, ovviamente, meno uscite dal carcere e penitenziari sempre più affollati. Aumenta il numero di ergastolani (1748 contro 1408 di dieci anni fa). La maggioranza dei detenuti ha 40 o più anni.

Allarme suicidi: la proposta di legge presentata da Antigone

I suicidi aumentano e l’Associazione Antigone lancia l’allarme: “nell’arco di due anni si tornerà ai numeri della sanzione europea”. Solo nel 2018, sono stati 67 i suicidi (l’11,4% ogni 10 mila detenuti) senza contare gli atti di autolesionismo (10.638, circa mille in più rispetto all’anno precedente).

In carcere ci si uccide quasi 18 volte più che in stato di libertà” anche a causa dell’isolamento il cui utilizzo come misura disciplinare è aumentato di 10 volte in cinque anni (dal 2013 al 2018). Antigone, per prevenire i suicidi in carcere, ha presentato una proposta di legge per la riforma complessiva del regime dell’isolamento.

Il 30% dei detenuti assume una terapia psichiatrica sotto prescrizione medica, un quarto è tossicodipendente. La permanenza in carcere di detenuti tossicodipendenti costa annualmente circa 70 milioni di euro che potrebbero scendere a 30 milioni se fossero assistiti in strutture socio-assistenziali adeguate.

Disagi e carenze all’interno delle carceri

All’interno di molti penitenziari visitati da Antigone esistono diversi disagi e carenze:

  • Riscaldamento non funzionante (7,1% dei complessivi 85 istituti analizzati);
  • Acqua calda non assicurata (35,3% delle celle come nel carcere di Poggioreale);
  • Celle prive di doccia (54,1% dei casi);
  • Spazi inagibili a causa di danni o ristrutturazioni in circa la metà delle carceri, dato che non viene conteggiato. Il carcere di Camerino ne è l’esempio più eclatante: chiuso a seguito del terremoto dall’ottobre 2016 viene ancora considerato nei complessivi posti letto disponibili nel sistema carcerario italiano;
  • Assenza di spazi per le lavorazioni (20% degli istituti penitenziari);
  • Mancanza di un’area verde per i colloqui (27,%)
  • Carenza di organico del 16%. Gran parte dei dipendenti è in divisa (circa l’83,6% contro il 69,3% della media europea), mancano educatori e mediatori culturali. Mediamente, ogni educatore segue 78 detenuti, ogni mediatore 120 stranieri. Il 60% degli istituti visitati è privo di mediatori. Questo dato testimonia una perdita della funzione rieducativa attribuita al carcere dall’art. 27 della Costituzione.

Il numero dei detenuti che svolgono attività lavorativa, seppure sia salito, resta basso: 30% circa dei ristretti.

La prospettiva del carcere è più probabile nel Sud Italia rispetto al Nord: questo perché è più alta la possibilità al Nord che i giudici scelgano le misure alternative come la detenzione domiciliare.

Il 15° Rapporto Antigone fotografa una realtà carceraria drammatica per la quale l’Italia rischia sanzioni europee.

Certo è che ‘inasprire le pene’ può rivelarsi efficace se le condizioni delle carceri fossero adeguate e se i tempi della giustizia italiana risultassero meno lunghi.

Francesco Ciano

1 Commento. Nuovo commento

  • Buona sera, per qualche motivo a noi sconosciuto, i suoi commenti risultano in qualche modo abbreviati e non ci è possibile leggerli per intero. Utilizza qualche app esterna per caso?

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