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MAFIA NIGERIANA IN ITALIA:
DOSSIER SULLA PIOVRA NERA, ARRESTI A BALLARÒ

Mentre scriviamo viene diffusa la notizia del blitz contro la mafia nigeriana a Palermo. Nella notte dell’11 luglio, con l’operazione Disconnection Zone, gli agenti della Squadra Mobile di Palermo hanno sgominato la cosca criminale dei Vikings, confraternita nigeriana che aveva nel quartiere di Ballarò una delle sue basi operative. Questa è la terza operazione a Palermo in pochi mesi.
Dopo le operazioni Black Axe e No Fly Zone, Disconnection Zone conferma quanto i clan africani siano ramificati in Sicilia, soprattutto a Palermo. Non solo traffici illeciti, droga, prostituzione ma estorsioni e minacce.
Dieci i Vikings arrestati con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e commissione di delitti contro la persona. Il clan dei Vikings è molto attivo nella Sicilia orientale, soprattutto nel catanese, con basi operative anche all’interno del Cara di Mineo.
Il 9 luglio scorso, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha mantenuto una promessa: ha chiuso il Cara di Mineo, il Centro accoglienza richiedenti asilo aperto nel 2011 e oggi definitivamente chiuso.
“Il più grande centro immigrati d’Europa era un grande business da decine e decine di milioni di euro… Da lì mafie nigeriane e italiane si sono estese a tutto il territorio” ha commentato il capo del Viminale.
Era un centro base di mafia nigeriana per lo spaccio di droga, prostituzione, ricettazione, aggressioni, furti, rapine, violenza, stupri e omicidi come a Palagonia. Il centro raccoglieva fino a 4 mila persone: si spendevano 10 mila euro al giorno. Il futuro dell’accoglienza di migranti è in centri più piccoli e controllati. Mineo deve tornare all’economia reale, quella dell’agricoltura, del commercio e del lavoro, non quella del business dell’immigrazione.
Scopriamo di più sulla Piovra Nera, una delle mafie più potenti e pericolose del mondo, l’organizzazione criminale straniera più strutturata e dinamica che opera in Italia.

LE ORIGINI DELLA MAFIA NIGERIANA

La Piovra Nera o Cosa Nera conta in Italia quattro grossi clan ramificati su tutto il territorio: Black Axe, Eye, Vikings e Maphite. In particolare, i Vikings si scagliano contro il clan nigeriano rivale dei Black Axe per aggiudicarsi il predominio sugli affari di droga e prostituzione.
Si tratta di vere e proprie sette originate dalle confraternite universitarie dei principali campus nigeriani.
Ogni clan ha le sue regole, caratteristiche, gerarchie, affiliazione di natura tribale o dovuta a barbari riti di iniziazione (simili al voodoo o alla macumba), modalità di gestione dei propri loschi affari.
A dispetto di quanto si possa pensare, la criminalità organizzata nigeriana non nasce da condizioni di degrado o povertà, ma nei campus universitari facendo breccia su ragazzi di famiglie benestanti. Il fenomeno risale agli anni ’70 e ’80 e si sviluppa a Lagos e Benin City dove le confraternite all’interno delle università iniziano ad imporsi tra gli altri studenti a suon di violenza e intimidazioni.
Queste organizzazioni, col passare del tempo, diventano così potenti da ottenere ramificazioni sia militari sia politiche. Si trasformano in clan (con boss, capi, sottocapi, gregari e affiliati, segni di riconoscimento).
A partire dagli anni Ottanta e Novanta, hanno iniziato a controllare il territorio gestendo gli affari criminali in Nigeria. In seguito, sono sbarcati all’estero attraverso il sud America e gli USA per il narcotraffico, prostituzione, riciclaggio di denaro sporco e (dagli anni 2000) anche per tratta di esseri umani verso l’Europa (Italia inclusa).

LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NIGERIANA IN ITALIA

Da quasi due decenni, nel nostro Paese non c’è regione o grande città che non sia coinvolta da operazioni di Polizia finalizzate a stroncare gli affari di Cosa Nera.
Secondo la relazione antimafia della Dia (primo semestre 2018) le cosche nere comandano in almeno 7 regioni (Lazio, Campania, Calabria, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto).
A partire dagli anni ’80, legandosi con Cosa Nostra, la mafia nigeriana ha iniziato ad insediarsi principalmente a Torino, Novara, Alessandria, Verona, Ferrara, Bologna, Milano, Roma, Napoli e Palermo. A queste si sono, in seguito, aggiunte Bari, Caserta, Padova, Macerata, Cagliari, Brescia e Bergamo.
Con l’operazione Viola, il 15 gennaio 2007 sono stati arrestati 66 presunti appartenenti alla mafia nigeriana, mentre con l’operazione Piovra Nera, il 18 febbraio 2010 sono stati fermati 5 nigeriani per il traffico di cocaina a Genova.
A Brescia, nel 2009, è stata sgominata l’organizzazione capeggiata da Frank Edomwonyi (12 gli arresti), mentre a Torino, nel 2010, sono stati condannati per associazione mafiosa alcuni affiliati ai Black Axe e Eiye in guerra tra loro da tempo.
Per la prima volta in Sicilia, il 19 ottobre 2015, vengono accusati di associazione mafiosa alcuni membri di un’organizzazione criminale straniera: è stata scoperta così la confraternita nigeriana dei Black Axe con base nel quartiere di Ballarò per la gestione di spaccio e prostituzione.
L’intesa tra Cosa Nostra e Cosa Nera è stata possibile per un motivo semplice: la mafia nigeriana ha costruito gran parte del suo business sull’unico affare per il quale la mafia nostrana non ha mai mostrato particolare interesse: la prostituzione.
Eiye, Black Axe, Vikings e Maphite sono le quattro grandi cosche africane, dette anche Cult, a cui si aggiungono piccoli gruppi (i cani sciolti).

LE 4 CONFRATERNITE DELLA MAFIA NIGERIANA IN ITALIA

La confraternita più presente in Italia è denominata Eiye ramificata nel nord (Veneto, Piemonte con Torino in testa, Lombardia) ma anche in Sardegna.
Nel sud prevale la cosca criminale dei Black Axe, nata a Benin City, con base a Castelvolturno e nel palermitano, impegnata nella prostituzione, tratta di esseri umani, droga.
I Vikings, la cui ex base era Cara di Mineo, sono presenti nella Sicilia orientale, in Emilia-Romagna (in particolare Ferrara). Un altro gruppo è quello dei Maphite, tra gli ultimi ad essersi radicato nel nostro Paese, che utilizza barbari rituali di iniziazione derivanti da culti tribali e locali.
Secondo l’indagine torinese Athenaeum, gli affiliati dei Maphite sarebbero 5 mila.

“Da quando sono iniziati gli sbarchi a Lampedusa sono arrivati in Italia molti appartenenti ai Maphite. La gente ha paura di loro perché sono pericolosi più di quelli vecchi. Non hanno nessun rispetto per la vita, possono accoltellare, uccidere perché hanno già sofferto troppo attraversando il deserto ed il mare per arrivare in Italia”.

Più reati vengono commessi con cattiveria, più il cult è rispettato. Secondo le loro regole “perdonare è un peccato”, non si possono perdonare gli errori, non esiste pietà né codice d’onore. Prima di mandare a lavorare sulla strada le ragazze vergini (anche minorenni, di 12-13 anni) che arrivano in Italia o se tentano di scappare, talvolta le madame si rivolgono ai Maphite per farle violentare con uno stupro di gruppo.
Sempre dall’inchiesta Athenaeum si apprendono gli stipendi: 35 mila euro ogni 3 mesi al capo (don) dei Maphite, 17.000 al deputy don, 11.000 euro al capo 0, 9.000 euro dal capo 1 al capo 5. Novemila euro è la paga base anche di altre figure minori del clan.

IL NUOVO CLAN DEI GATTI NERI

La cosca criminale nigeriana emergente è quella dei Black Cats, i Gatti neri, una derivazione colta dei Black Axe. Segni particolari: il gatto tatuato su una spalla, profonde cicatrici sull’addome risultante dal rituale di affiliazione. Vestono di giallo e di verde, gestiscono lo spaccio di droga sulla dorsale adriatica come pure la prostituzione (specie quella minorile) e la tratta delle bianche. Adescano italiane tossicodipendenti con le dosi, per attirarle e segregarle negli appartamenti. Tra queste, Pamela Mastropietro sarebbe stata uccisa da Oseghale per essersi rifiutata di prostituirsi. Oseghale sull’addome ha i segni dell’iniziazione.
Le affittano, le comprano, specie nelle zone terremotate. Investono anche in attività commerciali e prestano a usura. La centrale operativa dei Gatti Neri è a Padova: a Cadoneghe, il 22 novembre 2018, la Squadra Mobile ha arrestato il capo dei capi, Fred Iyamu, a seguito di un’inchiesta a Cagliari dove sono stati arrestati altri 15 nigeriani. E’ arrivato col barcone, si è sposato con una ragazza pugliese, ha ottenuto il permesso ed è entrato ufficialmente al vertice della mafia.
Da Padova i Black Cats hanno iniziato la loro espansione: non se ne parla per non toccare il tasto dolente, anzi il connubio dolente immigrazione clandestina/malavita.

TRAFFICO DI ORGANI: L’ORRORE

Sulla base delle ultime indagini, la mafia nigeriana gestisce un mercato diabolico: il traffico di organi, la cui ‘clinica’ per gli espianti ha come base Castelvolturno.
Sono scomparsi 15 mila minori non accompagnati tra quelli arrivati con i barconi. Il traffico, gestito sul darknet, presenta cifre da capogiro: 60 mila euro per un rene, 10 mila per le cornee, 15 mila per il midollo, fino a 250 mila euro per il cuore.
A Lago Patria (frazione di Giugliano), sul più orrendo dei crimini sta indagando l’ Fbi in stretta collaborazione con il Servizio centrale operativo, i Carabinieri e la Polizia postale. Ecco perché a Castelvolturno sta arrivando un esercito di 200 uomini.

CHI PUÒ DAR TORTO A SALVINI?

La piovra nera è ramificata ma mobile. La mafia nigeriana (o mafia di Langtan) è ormai presente in tutto il mondo ed inizia ad emergere la necessità di combatterla creando coordinamenti internazionali.
Restando in Italia, il fenomeno di Cosa Nera è una pericolosa realtà, posta sotto l’attenzione delle numerose istituzioni competenti (Ministero dell’Interno, magistratura, DIA, Forze di Polizia). La piovra nera va ancora indagata, presenta lati oscuri da esplorare dal punto di vista criminologico.
Spaccio di droga e prostituzione sono i due principali traffici ma non meno gravi sono altri crimini: riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, traffico di organi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Oppiacei ed eroina vengono acquistati in Oriente, la cocaina in Sud America, la prostituzione viene tenuta in piedi grazie alle continue ‘forze’ da sfruttare provenienti dalle coste libiche.
Il primo germoglio criminale nasce proprio nei centri di accoglienza. L’humus che alimenta questo sporco business della tratta di esseri umani è proprio il flusso degli sbarchi.
Giovani donne nigeriane vengono trasferite in Libia tramite il Niger, rinchiuse per mesi all’interno di centri gestiti dalle organizzazioni criminali. Dalla Libia vengono reclutate ed obbligate ad imbarcarsi verso l’Italia dove, nei centri di accoglienza, entrano in scena le maman per essere destinate alla prostituzione. Se qualche ragazza si rifiuta fa la stessa fine di Pamela Mastropietro. Fare a pezzi i cadaveri è il rituale di vendetta nigeriano.
Tra gli immigrati appena sbarcati, vengono reclutati anche i corrieri della droga. Alcuni membri nigeriani vengono reclutati illegalmente nei centri di accoglienza, altri entrano di nascosto in Italia con l’intenzione di unirsi alle organizzazioni criminali.
I soldi ricavati da prostituzione e droga sono il carburante che nutre le varie cellule sparse per l’Africa, filtro essenziale delle cosche criminali nigeriane.
Detto questo, Matteo Salvini insiste sulla chiusura dei porti ed ha chiuso Cara di Mineo, sì. L’ha chiuso dopo che, il 27 gennaio scorso, sono stati arrestati 19 nigeriani affiliati ai Vikings che avevano organizzato il mercato della droga e della prostituzione.
Chi può dar torto a Salvini?

Carola Rackete?

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