MAXI FURTO CAVEAU INTESA SANPAOLO DI TORINO: LA BANCA DOVRÀ RISARCIRE I CLIENTI

A distanza di 6 anni, si chiude il cerchio sul maxi furto al caveau di Intesa San Paolo di Torino, il colpo da 20 milioni di euro. I giudici del Tribunale di Torino hanno stabilito che la banca dovrà risarcire i clienti vittime del furto versando 200.000 euro.

Con l’Operazione “Campo minato”, il 17 ottobre 2016 le Squadre Mobili di Torino, Milano, Alessandria e Napoli hanno dato esecuzione a 18 misure di custodia cautelare emesse dal gip Giacomo Marson del tribunale di Torino: 13 sono finiti in carcere, 4 agli arresti domiciliari ed un obbligo di firma per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine e furti pluriaggravati.

Come si apprende dal sito youreporter.it i provvedimenti sono stati emessi nell’ambito del procedimento penale n. 14104/16 RGNR (pm dr. Andrea Padalino) e n. 19752/2016 R.G.G.I.P. (giudice Giacomo Marson).

La banda di malviventi ha agito indisturbata grazie alla complicità di quattro vigilantes della banca, basisti del colpo.

MAXI FURTO CAVEAU INTESA SANPAOLO DI TORINO: I FATTI

Il maxi furto pluriaggravato alla filiale di Intesa Sanpaolo di Torino (in corso Peschiera 151) è stato scoperto il 26 aprile 2016.

La banda ha agito tra il 23 ed il 26 aprile, approfittando del ponte del 25 aprile: sostanzialmente, è rimasta all’interno dell’istituto di credito dalla sera del 23 alla sera del 24 (un giorno).

I ladri sono penetrati all’interno della banca attraverso un foro praticato nel muro perimetrale del seminterrato: hanno scavato dietro un pannello elettrico, dopodiché hanno percorso alcuni corridoi e sfondato una porta. Il tutto approfittando della complicità di 4 guardie giurate.

I malviventi hanno impiegato 14 ore per forzare in totale tranquillità la portaforte del caveau praticando un foro in un punto preciso. Hanno provveduto ad oscurare le telecamere utilizzando vernice spray e indossando maschere in lattice.  Hanno aperto la porta blindata del caveau evitando di far scattare gli allarmi grazie alla complicità dei 4 basisti (le guardie giurate che prestavano servizio presso la sala controllo). Avrebbero silenziato gli allarmi provenienti dalla sede torinese per far agire la banda indisturbata in fase di apertura della pesante portaforte (la porta blindata che consentiva di accedere al caveau). Tecnicamente l’allarme è stato silenziato, non disattivato: il segnale era partito ma non è arrivato alla centrale operativa dell’istituto di vigilanza di Milano, che non ha potuto ascoltarlo.

I ladri hanno svuotato centinaia di cassette di sicurezza, 867 per l’esattezza, contenenti gioielli, lingotti d’oro, diamanti, denaro contante per un valore stimato di 20 milioni di euro.

LA MENTE DELLA BANDA (IL ‘MAGO DELLE CHIAVI) E GUARDIE GIURATE COME BASISTI

Secondo gli investigatori della mobile (diretti da Marco Martino), la “mente” della banda sarebbe il torinese 51enne Giovanni La Montagna dal lungo curriculum da professionista del crimine. Era soprannominato il ‘mago delle chiavi’ in quanto da una semplice foto di una chiave inviata su WhatsApp era in grado di produrre duplicati perfetti. Nel 2015, Giovanni La Montagna è stato arrestato per altri colpi dai Carabinieri del Comando provinciale di Torino e, in seguito, scarcerato.

Tra i componenti della banda smantellata dalla squadra mobile di Torino, figurano 4 vigilantes della All System di Milano, presunti basisti del colpo milionario, finiti agli arresti domiciliari.

L’ambizioso progetto della banda criminale ha visto coinvolti personaggi di Milano, Torino e Napoli, tra cui i fratelli Avagnano, rapinatori napoletani di lungo corso, autori di svariati assalti a furgoni portavalori e caveau di banche.

MAXI FURTO CAVEAU INTESA SANPAOLO DI TORINO: L’INDAGINE E IL BLITZ

I componenti della banda sono stati identificati grazie ad una complessa attività di indagine (coordinata dal pm Andrea Padalino), inclusi pedinamenti e intercettazioni telefoniche. Nel corso di questi accertamenti, è emerso che il gruppo di malviventi stava preparando una rapina a breve termine ai danni della sala conta della società di trasporto valori della Btv Battistolli, istituto di vigilanza con sede a Paderno Dugnano, nel milanese.

Il blitz degli agenti ha impedito che la rapina venisse messa a segno dalla banda il giorno stesso della progettata esecuzione del colpo (9 giugno 2016): uno dei componenti è tuttora ricercato. Hanno fatto irruzione nella loro base logistica a Paullo (Milano), una villetta di due componenti della banda. Anche in questo caso, i malviventi potevano contare sulla complicità dei vigilantes.

Oltre al colpo alla banca Intesa Sanpaolo di Torino, quindi, i malviventi sono accusati anche del tentato furto al caveau dell’istituto di vigilanza Btv Battistoli.

A Milano gli agenti hanno recuperato una parte della refurtiva torinese e 23.000 euro in contanti: in una cascina del Lodigiano la Polizia ha recuperato un centinaio di gioielli e orologi rubati nel caveau di Intesa Sanpaolo. Nel corso della perquisizione, le Forze dell’Ordine hanno anche provveduto al sequestro di una pistola con matricola abrasa, altre armi detenute illegalmente, maschere in lattice, armi, guanti, parrucche e cappelli utilizzati dai ladri per il travisamento insieme ad attrezzi da scasso, duplicati di chiavi di sicurezza e di telecomandi, materiale elettronico (jammer, teaser, chiavette USB), telefoni cellulari con relative SIM card (intestate a soggetti terzi o persone inesistenti) usate per creare una rete di utenti chiusa.

Oltretutto, la banda è stata trovata in possesso di cartografie e piantine di svariate banche italiane.

L’indagine si è effettivamente conclusa quando sono finiti nella rete degli investigatori anche i basisti.Inizio modulo

Falle nella sicurezza: Intesa Sanpaolo costretta a risarcire i clienti vittime del colpo

Dopo circa 6 anni, il 28 luglio scorso, arriva la notizia della resa dei conti. “Banca costretta a risarcire i clienti” titola RaiNews. In breve, Intesa Sanpaolo dovrà versare 200.000 euro a 10 clienti vittime del maxi furto (le cui cassette furono svuotate).

Sono state riscontrate falle nella sicurezza: ai ladri è bastato abbattere un muro di mattoni per penetrare nel caveau della banca di Torino.

I magistrati della I Sezione Civile del Tribunale di Torino hanno stabilito che il sistema di sicurezza predisposto nella filiale Intesa Sanpaolo di corso Peschiera si è rivelato del tutto fallace. In sostanza, è stata riconosciuta la responsabilità della banca per il carente sistema di controllo.

Durante il ponte del 25 aprile 2016, la banda di ladri dopo essere penetrata nel caveau agì indisturbata per due giorni di fila impossessandosi di contanti, lingotti e gioielli. Secondo la ricostruzione in tribunale, la banda riuscì a raggiungere le stanze blindate abbattendo un muro di mattoni da demolire con facilità. Una volta penetrati nel caveau, hanno forzato ben 867 cassette di sicurezza, facilitati dalla complicità delle guardie giurate che avrebbero dovuto tenere sotto controllo la banca.

A distanza di 6 anni dal maxi furto, il Tribunale di Torino ha quindi dato ragione ai clienti della banca derubati. Dovranno essere risarciti dalla filiale di Intesa Sanpaolo per un totale di 200mila euro.

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