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FURTO OPERE D’ARTE IN ITALIA LA NUOVA SITUAZIONE NORMATIVA SUI REATI CONTRO I BENI CULTURALI

Nel mondo, il furto opere d’arte e relativo traffico clandestino vale 9 miliardi. L’Italia è prima in classifica in termini di numero di furti d’arte: soltanto nel nostro Paese si registrano 20.000 furti all’anno (una media di 55 al giorno). L’ultima opera rubata è stata il dipinto olio su tavola Sant’Ambrogio di Giusto de’ Menabuoi sottratto nel mese di marzo scorso alla Pinacoteca di Bologna e tornato al suo posto i primi di maggio grazie all’articolata attività investigativa svolta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna in collaborazione con il Nucleo investigativo del comando provinciale di Bologna, Faenza e Imola e con il coordinamento della Procura di Bologna. Il ladro, un 50enne incensurato residente in provincia, è stato arrestato con l’accusa di furto aggravato: mischiato tra la folla di visitatori, ha rubato l’opera d’arte con estrema facilità, staccandola dal muro, infilandola in una semplice busta e portandola via con sé sotto braccio. Nella sala, la telecamera puntava altrove.

 

Furto opere d’arte: i capolavori rubati più ricercati

Tra le varie opere più ricercate nel mondo, spicca la Natività del Caravaggio rubata nel 1969 da Cosa Nostra (tra le Top Ten Art crimes secondo l’FBI, per un valore stimato di 20 milioni di dollari anche se, oggi, il prezzo è difficile da stabilire) ed i Vincent Van Gogh (stimati un centinaio di milioni) trafugati dal museo di Amsterdam, ritrovati poi nella cantina del boss del narcotraffico Raffaele Imperiale. Capolavori dell’arte trattati come merce di scambio o strumenti utilizzati (forse) da sette sataniche come Ritratto di donna di Gustav Klimt (scomparso dalla Galleria d’arte Ricci Oddi di Piacenza). Capolavori sottratti dalle chiese in tutta tranquillità, utili anche per ricattare lo Stato come la mandibola di Sant’Antonio rubata da Felice Maniero per liberare il cugino.

Il dipinto di Antonello da Messina Ecce Homo resta il simbolo dell’estrema disattenzione italiana per i propri beni culturali: è stato rubato nel 1974 nel Museo Broletto di Novara dove veniva tenuto senza impianto d’allarme (costava troppo), assicurato dal Comune per una cifra ridicola.

 

Codice dei beni culturali: lo strumento normativo sul furto opere d’arte

La banca dati del Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (reparto speciale dell’Arma dei Carabinieri) ha stimato oltre un milione di oggetti da ritrovare, ma il ‘museo del crimine’ continua a farla franca, ad arricchirsi rubando capolavori della nostra memoria, arte e cultura correndo pochi rischi. Lo strumento normativo principale sul furto opere d’arte è il Codice dei beni culturali, meno efficace di quello penale.

Per il furto in generale, il codice penale punisce chi s’impossessa “della cosa mobile altrui sottraendola allo scopo di trarne profitto per sé o per altri” con la reclusione da 6 mesi a 3 anni (art. 624). Se, invece, il furto avviene all’interno di un’abitazione, tramite scippo (art. 624-bis), con metodi fraudolenti o violenti la pena può salire fino a 6 anni. Il furto semplice (con strappo o aggravato ma, comunque, diverso da quello che avviene in abitazione) è punibile soltanto previa querela di parte (non si può procedere d’ufficio).

Per il furto di opere d’arte di valore artistico universalmente riconosciuto (dipinti, reperti archeologici, antichi cimeli, altri beni culturalmente rilevanti), il codice penale non prevede una specifica disciplina se non l’aggravante del furto commesso su cose esposte al pubblico per necessità, consuetudine o destinazione (art. 625 n.7) come nel caso di supermercati, parcheggi, biblioteche.

 

Il disegno di legge per il reato di furto opere d’arte e tutela dei beni culturali

È in fase di approvazione un disegno di legge per il reato di furto opere d’arte e tutela dei beni culturali (peraltro, già approvato alla Camera) che introdurrà nuovi articoli nel codice penale (con nuove fattispecie delittuose). È sottinteso che i reati relativi (furto, appropriazione indebita, ricettazione, riciclaggio, contraffazione) sono già contemplati nel codice penale italiano: ciò che cambia è l’oggetto, ovvero il bene culturale, l’opera d’arte.

C’è da evidenziare che le pene per i reati contro i beni culturali sono più severe rispetto a quelle riferite alle opere d’arte: 2-8 anni (furto), 1-4 anni (appropriazione indebita), 3-12 (ricettazione), 5-14 (riciclaggio).

Nel nuovo disegno di legge sono previsti anche nuovi reati contro i beni culturali come illecita detenzione (punita con la reclusione da 6 mesi a 5 anni) e possesso ingiustificato di metal detector o sonde in zone archeologiche (massimo 2 anni di arresto). Le pene aumentano se l’autore del reato è un professionista.

Riguardo al furto opere d’arte, si prevedono reati specifici come traffico organizzato (reclusione da 2 a 8 anni) e contraffazione (carcere da 1 a 6 anni).

In caso di condanna o patteggiamento, sia per i reati contro i beni culturali sia per quelli contro le opere d’arte, è prevista la confisca obbligatoria del profitto prodotto dal reato e delle cose utilizzate per commetterlo.

Attualmente, i reati contro i beni culturali ed il furto opere d’arte non sono in vigore: manca l’approvazione definitiva del Parlamento.

I sistemi di sicurezza nei musei per evitare i furti

Oltre al supporto delle forze dell’ordine e ad un’assicurazione per ridurre eventuali danni economici, i musei, le istituzioni culturali ed i privati dovrebbero adottare importanti misure di sicurezza e prevenzione contro il furto opere d’arte come:

  • Personale addestrato in grado di valutare i rischi e individuare ladri o vandali;
  • Illuminazione notturna e ronde effettuate da guardie giurate nelle ore di chiusura;
  • Sicurezza perimetrale dell’edificio attraverso l’uso di inferriate, porte robuste e sicure, eventuali cancelli e recinzioni;
  • Sistema antintrusione e antifurto in grado di segnalare tentativi di effrazione attraverso gli accessi sia nelle ore di chiusura sia nelle ore di apertura per sorvegliare spazi espositivi, zone riservate, vetrine blindate. Il sistema migliore è quello attivo noto come Nebbiogeno che, nei primissimi secondi dall’effrazione, crea una barriera fumogena: fa scattare l’allarme e, nel giro di pochi secondi, i locali vengono avvolti da una fitta coltre nebbiosa, densa e impenetrabile, impedendo completamente al ladro di vedere, disorientandolo e spingendolo alla fuga;
  • Impianti di videosorveglianza che consentono un’analisi veloce ed accurata della situazione in caso di emergenza e che forniscono preziosi documenti agli inquirenti, in caso di furto. Il sistema di videosorveglianza deve essere necessariamente collegato ad un addetto alla sorveglianza o con le forze dell’ordine o
  • L’ingresso nelle zone riservate ai membri del personale deve essere inaccessibile a persone non abilitate.
  • Va, inoltre, conservato in luogo sicuro un inventario completo e fotodocumentato delle opere d’arte affinché, in caso di furto, la refurtiva possa essere facilmente riconosciuta e, quindi, restituita.

 

 

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Grazie, a presto.

Francesco Ciano

Francesco Ciamo CEO di Più Sicurezza

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