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DOSSIER VIMINALE SULLA CRIMINALITÀ 2018: REPORT DAL MINISTERO DEGLI INTERNI

 

Eravamo tutti sotto shock per la tragedia di Genova quando il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha reso noto, in una conferenza stampa, cifre e percentuali del Dossier Viminale sulla criminalità 2018. Questo report si riferisce al periodo che va dal 1 agosto 2017 al 31 luglio 2018 ed è stato confrontato con il report annuale precedente riferito al periodo compreso tra l’1 agosto 2016 ed il 31 luglio 2017. Da tale confronto emergono alcuni dati confortanti ed altri preoccupanti.

Calano omicidi, furti e rapine, gli sbarchi dei migranti precipitano del -76,6%. Serrata la lotta al terrorismo e alla mafia: tra i super latitanti, soltanto Matteo Messina Denaro resta a piede libero.

Il dato preoccupante si riferisce al femminicidio (alle tante, troppe donne uccise in ambito familiare).

Scopriamo, nei dettagli, il dossier sulla delittuosità del Ministero degli Interni che, come ogni anno a cavallo di ferragosto, pubblica i dati ufficiali relativi alla sicurezza.

 

Dossier Viminale sulla criminalità 2018: delitti, furti e rapine

I 2.453.872 delitti del report 2016/2017 scendono a 2.240.210 nel nuovo dossier 2017/2018. Ricordiamo che i delitti riguardano i reati previsti dal codice civile e penale diversi dalle contravvenzioni.

Il calo è generale, la diminuzione dei reati include non solo i delitti (-9,5%) ma anche i furti (-8,7%) che da 1.302.636 scendono a 1.189.499 e le rapine (-11%) che da 31.904 scendono a 28.390.

Ovviamente, come ogni anno, c’è da sottolineare che i dati registrati si riferiscono alle denunce effettive. Sfuggono alla statistica furti e rapine non denunciati, quindi i dati possono senza dubbio essere sottostimati rispetto al numero reale.

Apriamo e chiudiamo una parentesi.

Il “97% dei furti rimane senza colpevole – secondo quanto riporta la presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, Elisabetta Aldrovandi – e in gran parte dei casi con condanne non adeguate“. Tutto questo nonostante il grande lavoro messo in campo dalle forze dell’ordine che, spesso e volentieri, si ritrovano i criminali (arrestati il giorno prima) già ‘operativi’ dopo neanche un giorno.

 

Dossier Viminale sulla criminalità 2018: omicidi e femminicidi

Gli omicidi calano del -14%, da 371 a 319 (da 48 a 30 quelli attribuibili alla criminalità organizzata), e questa dovrebbe essere una bella notizia ma non lo è se consideriamo il grave e preoccupante fenomeno del femminicidio.

Nel 37,6% dei complessivi casi di omicidio volontario, le vittime sono donne: la percentuale peggiora per i delitti commessi in ambito familiare (68,7% dei 134 femminicidi) e diventano estremi quando ad uccidere sono partner o ex partner delle vittime (oltre l’85%).

La percentuale di denunce per stalking scende del 26,3% (da 8.732 a 6.437) ma questo dato non dimostra che il fenomeno stalking sia effettivamente diminuito. Tant’è che sono aumentati del 20,7% gli ammonimenti da parte del questore (da 940 del 2017 a 1.135 del 2018): di questi il 17,9% di esposti è riferito a violenza domestica. Crescono anche gli ordini di allontanamento del 33,1% (da 160 a 213).

Questi dati fotografano la tendenza da parte delle donne di volersi maggiormente tutelare attraverso l’esposto al questore piuttosto che alla querela per stalking.

 

Lotta alla mafia e alla criminalità organizzata: i risultati del Report 2018

Negli ultimi 12 mesi sono state arrestate 1.662 persone collegate a Cosa Nostra, di cui 53 latitanti di rilievo (contro i 45 dello scorso anno). Soltanto Matteo Messina Denaro è ancora a piede libero fra i super latitanti. Resta lui l’unico latitante di massima pericolosità.

Sono stati sequestrati alla mafia 22.650 beni, di cui 1.068 aziende (valore complessivo 4.592 milioni di euro), mentre le confische ammontano a 9.620 (di cui 477 aziende) per un valore complessivo di 3.227 milioni.

Nelle operazioni di sequestro e confisca, la Sicilia è prima in classifica, cui seguono Campania, Calabria, Lombardia, Lazio, Puglia e Piemonte. I beni restituiti alla collettività al 31 luglio sono 14.943, di cui 14.016 immobili e 927 aziende. Solo in Calabria – ha dichiarato Matteo Salvini – gli arresti di mafiosi sono triplicati.

Sono aumentati gli “accessi ispettivi antimafia nei Comuni e le gestioni commissariali per infiltrazioni sospette”.

I Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e commissariati sono 24: Valenzano, Lamezia Terme, Isola Capo Rizzuto, Cirò Marina, Marina di Gioiosa Ionica, Petronà, Cassano Ionio, Mattinata, San Gennaro Vesuviano, Camastra, Calvizzano, Scilla, Strongoli, Manduria, Trecastagni, Caivano, Bompensiere, Limbadi, Platì, San Gregorio d’Ippona, Briatico, Surbo, Sogliano Cavour, Vittoria.

Per altri 10 Comuni è stata prorogata la gestione commissariale.

 

Sbarchi dei migranti

L’estremo crollo della percentuale di sbarchi in Italia di migranti registra un calo del 76,6%: è iniziato con l’ex ministro Marco Minniti per, poi, continuare a diminuire vertiginosamente grazie al Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Dai 182.877 migranti sbarcati in Italia dall’1 agosto 2016 al 31 luglio 2017 si passa a 42.700, dunque il 76,6% in meno. Nell’era Salvini, è stato rifiutato il 53,8% delle richieste di asilo e di protezione internazionale (contro il 46% del 2017).

Resta la Libia il paese di provenienza degli immigrati numero uno (65%), cui seguono Tunisia (20%), Eritrea (11%), Nigeria e Sudan (7%), Costa d’Avorio e Mali (6%), Algeria (5%), Guinea, Pakistan, Marocco e Iraq (4%). Gli scafisti arrestati negli ultimi 12 mesi sono stati 209 contro i 536 dello scorso anno.

I rimpatri complessivi sono stati 6.833, il 7,1% in più rispetto al 2017, mentre i rimpatri volontari assistiti 1.201, il doppio dello scorso anno (596).

 

Dossier Viminale sulla criminalità 2018: lotta al terrorismo

Nel corso della presentazione del Dossier Viminale sulla Sicurezza 2018, Matteo Salvini ha commentato i “numeri positivi sul fronte del contrasto al terrorismo internazionale, con l’aumento di espulsioni per motivi di sicurezza collegate” in base ad un modello di intelligence studiato da altri Paesi nel mondo.

Sono stati 108 i soggetti espulsi dal nostro Paese per motivi di sicurezza nazionale (contro i 96 dello scorso anno), in quanto collegati al terrorismo (islamisti radicali), di cui due Imam.

Negli ultimi 12 mesi sono stati arrestati 43 estremisti (contro i 24 dello scorso anno).

I foreign fighters monitorati (legati al nostro Paese o con passaporto italiano) sono stati 135, di cui 48 deceduti e 26 rientrati in Europa.

Se lo scorso anno sono state controllate 272.557 persone per motivi di prevenzione del terrorismo internazionale, nell’ultimo rapporto la cifra sale a 510.492, quasi il doppio.

 

In attesa del Decreto Sicurezza

Il Ministero dell’Interno registra dati ‘non consolidati’ che riguardano un aumento del tasso di criminalità degli stranieri in base ad un confronto sull’andamento della criminalità nei primi 5 mesi del 2018 e del 2017. Lo scorso anno sono stati denunciati e/o arrestati 104.340 stranieri, mentre nel 2018 sono saliti a 109.289 (il 4,7% in più).

Stupri, furti, omicidi, spaccio di droga: per questi reati, gravissimi e commessi ripetutamente da irregolari e richiedenti asilo, Matteo Salvini includerà nel Decreto Sicurezza l’annullamento della domanda di asilo e l’espulsione per chi delinque (inclusi clandestini che, ‘figliando’ con donne italiane, sperano di farla franca).

Ad un primo Decreto Sicurezza ne seguirà un secondo più complesso (anticipa il governo M5S nella sua pagina ufficiale di Facebook) che prevedrà l’eliminazione della protezione umanitaria istituita dal primo governo Prodi, la stretta su domande di asilo, mafia ed occupazione abusiva di stabili.

Ricordiamo che, allo stato attuale, al decreto di espulsione (soprattutto se volontaria) non segue un espatrio effettivo dello straniero irregolare che commette reati gravi. Solo il 25% degli stranieri espulsi ‘obbedisce’ al decreto. Due anni fa, il 55% degli irregolari non ha affatto espatriato. Molti sfuggono alla sorveglianza, fanno perdere le loro tracce moltiplicando i reati commessi.

Sono migliaia le ‘ombre’ che circolano nel nostro Paese. Chi viene scoperto a non obbedire all’ordine di espulsione, viene punito con una semplice pena pecuniaria: una multa a nullatenenti che continuano a circolare in Italia.

 

Francesco Ciano

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