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DIRETTIVA SALVINI: PIÙ POTERI AI PREFETTI CHE AI SINDACI = PIÙ SICUREZZA

Per contrastare il degrado nelle città garantendo maggior sicurezza urbana, la direttiva di Salvini parla chiaro: “Sindaci distratti, servono provvedimenti efficaci”. Di Maio critica la direttiva come antidemocratica commentando all’Ansa: “Sono dell’opinione che chi governa lo scelgono i cittadini. E’ l’abc della democrazia. Esprimi un voto e poi giudichi al termine del mandato”.

Spieghiamo meglio cosa dice il testo della direttiva emesso dal ministero dell’Interno.

Prevede la possibilità per i prefetti di emanare ordinanze al fine di proteggere le ‘zone rosse’ delle città “da persone dedite ad attività illegali” e ad ogni forma di abusivismo tramite strumenti “di natura straordinaria, di necessità e urgente”.

Cosa sono le zone rosse? Sono le aree urbane caratterizzate da elevata densità abitativa e sensibili “flussi turistici” o dalla presenza di “una pluralità di istituti scolastici e universitari, complessi monumentali e culturali, aree verdi ed esercizi ricettivi e commerciali”.

Principalmente, la sicurezza urbana è una responsabilità dei sindaci ma – si sottolinea nella direttiva – “è stato localmente sperimentato con successo il ricorso a provvedimenti prefettizi che vietano lo stazionamento a persone dedite ad attività illegali, disponendone l’allontanamento”.

Il ministro dell’Interno ha precisato che la direttiva aiuterà i sindaci ‘distratti’ a combattere il degrado e le occupazioni abusive: sarà ricalcata “sull’ordinanza anti-balordi del prefetto di Firenze Laura Lega”.

E’ bufera di proteste da parte dei sindaci.

 

Direttiva di Salvini: il testo nei dettagli

La direttiva – che ha come oggetto “Ordinanze e provvedimenti antidegrado e contro le illegalità. Indirizzi operativi” – è stata inviata dal ministro Matteo Salvini a tutti i prefetti d’Italia e, per conoscenza, al Capo della Polizia. Salvini ha invitato i prefetti a “convocare specifiche riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, nel cui ambito dovrà essere avviata una previa disamina delle eventuali esigenze di tutela rafforzata di taluni luoghi del contesto urbano“.

L’obiettivo primario è sollecitare interventi dei prefetti per contrastare in modo più efficace il degrado urbano sull’esempio di Bologna e Firenze, rafforzare la sicurezza urbana integrando un nuovo strumento operativo con quelli già introdotti dal Decreto Sicurezza.

Vediamo cosa prevede il testo, nei dettagli. I principali punti di interesse sono cinque.

 

  1. L’analisi avviata dal comitato dovrà essere “condotta con la massima celerità”. Lo stesso comitato “potrà fornire il supporto necessario a declinare una complessiva strategia di intervento che contempli anche il ricorso al potere straordinario di ordinanza, di durata temporalmente limitata, qualora l’iniziativa non sia differibile all’esercizio degli strumenti ordinari se non incorrendo in quel danno incombente che si intende scongiurare con la sollecita adozione dell’atto”.

 

  1. “Questa azione deve essere ispirata ai canoni della più ampia condivisione con il coinvolgimento, dove la situazione lo richieda, di tutte le componenti, pubbliche o private, di volta in volta interessate, se del caso mediante specifiche sedute del Comitato metropolitano. Le risultanze dell’attività svolta dovranno essere tempestivamente comunicate all’Ufficio di Gabinetto, segnalando mediante una articolata relazione gli eventuali provvedimenti adottati. A partire dal prossimo 31 maggio, dovranno inoltre pervenire, con cadenza trimestrale, puntuali report sul monitoraggio condotto in relazione alle ricadute delle ordinanze adottate”.

 

  1. “L’esperienza nei territori ha evidenziato l’esigenza di intervenire con mezzi ulteriori ogni qualvolta emerga la necessità di un’azione di sistematico ‘disturbo’ di talune condotte delittuose che destano nella popolazione un crescente allarme sociale. Uno dei temi di principale attenzione è quello delle cosiddette ‘piazze dello spaccio’ il cui effettivo smantellamento presuppone l’inibizione alle aree maggiormente interessate dalla perpetrazione di tali illeciti”.

 

  1. “L’obiettivo di salvaguardare, consolidandoli, i risultati raggiunti grazie alle nuove linee di intervento e strategie operative promosse negli ultimi mesi e realizzate anche attraverso una sempre più incisiva azione da parte delle Forze di Polizia, si impone all’attenzione dei custodi della sicurezza come improcrastinabile al punto che, laddove non sia già stato perseguito utilizzando le possibilità offerte dal suddetto ‘pacchetto’ normativo, ben può giustificare il ricorso ai poteri di ordinanza, funzionali a potenziare l’azione di contrasto al radicamento di fenomenologie di illegalità e di degrado”.

 

  1. “Tali strumenti di natura straordinaria, contingibile ed urgente, si pongono nel catalogo degli interventi astrattamente possibili per il conseguimento delle finalità indicate come un prezioso ausilio alle politiche locali in atto. E’ stato localmente sperimentato con successo il ricorso a provvedimenti prefettizi che vietano lo stazionamento a persone dedite ad attività illegali, disponendone l’allontanamento, nelle aree urbane caratterizzate da una elevata densità abitativa e sensibili flussi turistici, oppure che si caratterizzano per l’esistenza di una pluralità di istituti scolastici e universitari, complessi monumentali e culturali, aree verdi ed esercizi ricettivi e commerciali”.

Tali ordinanze (contro il degrado e le illegalità) sono adottate dai Prefetti che “intervengono per rimuovere un’oggettiva criticità, concretamente manifestatasi, per il tempo ritenuto strettamente necessario alle esigenze rilevate”.

 

Direttiva Salvini: insorge l’Anci

La direttiva ha scatenato la rivolta dei sindaci.

Salvini non replica direttamente alle critiche. Rilancia la notizia di una rissa tra immigrati nel quartiere Gad di Ferrara e annuncia via social: “Il 3 maggio sarò in città e, nelle prossime ore, inviterò tutti i prefetti ad una direttiva per cacciare i balordi dalle città. Dove non arrivano i sindaci, arriviamo noi”.

Insorge l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Il presidente dei sindaci Antonio Decaro ha dichiarato: “Varare zone rosse è un po’ come mettere la polvere sotto il tappeto: non risolve il problema, lo sposta altrove… Non siamo distratti. Quello distratto sembra piuttosto il ministro, visto che sembra aver dimenticato che i prefetti hanno competenza esclusiva su ordine pubblico e sicurezza, e per occuparsi di questi temi non hanno bisogno di nessuna circolare ministeriale né di commissariare nessuno… Il ministro non perde occasione per prendersela con i sindaci che, invece, dovrebbe considerare come suoi alleati perché sono gli unici a conoscere il territorio. Noi amministriamo ogni giorno, tra mille difficoltà, e non abbiamo bisogno di essere commissariati da nessuno”.

 

Da Milano a Palermo le proteste dei sindaci

Il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti dà ragione a Decaro e all’Anci definendo la direttiva di Salvini “inaccettabile, pura propaganda”. “La collaborazione con i prefetti c’è già, non abbiamo bisogno di nuovi podestà, non servono né poteri speciali né strumenti di difesa più aggressivi per garantire la sicurezza, servono un grande lavoro di comunità e più risorse per la polizia municipale e per le forze dell’ordine”.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando definisce “eversivo” il ministro dell’Interno. E’ pronto a rivolgersi al Tar: “Qualora la Prefetta di Palermo dovesse adeguarsi alla direttiva del ministro dell’Interno Salvini, io adirò immediatamente al tribunale amministrativo per l’annullamento del provvedimento sulle cosiddette ‘zone rosse’… E’ il segno di un’involuzione culturale e politica di questo ministro che cerca di coinvolgere il paese. Si parla di ‘caccia ai balordi’, chiedo la definizione giuridica dei balordi…”.

La direttiva mi sembra essere tra l’inutile e l’autolesionista. Oggi sindaci e prefetti, come avviene per esempio a Milano, collaborano già benissimo senza bisogno di indicazioni dall’alto” commenta il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Il tema a Napoli ed in altre città è la sicurezza. E la ricetta di Salvini? Dopo aver detto bugie sui poliziotti in arrivo (promettendo un rafforzamento che non si è visto e non si vede nei commissariati e nelle caserme) e reso l’Italia un Paese insicuro, ora c’è una direttiva per i prefetti per spostare gli spacciatori lontano dal centro. Ma è normale? Cioè possono stare a Secondigliano, Scampia o Pianura ma non in centro. Invece, dovrebbero mandare risorse. Caro Salvini, noi non ci veniamo nemmeno più ai comitati dell’ordine e sicurezza: sei il ministro dell’Interno, allora veditela tu” commenta il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

 

Salvare Roma dal degrado

La sindaca pentastellata di Roma Virginia Raggi considera la direttiva “solo un foglio di carta”. Spiega: ”Ho già inserito il Daspo urbano nel nuovo regolamento di polizia (che era fermo al 1946)… In base alla legge, i prefetti potrebbero già intervenire. La vera soluzione sarebbe aumentare i finanziamenti per la sicurezza delle periferie e il numero di poliziotti. Sto mettendo strutture a disposizione gratuitamente per aprire nuovi commissariati in città: credo che i cittadini preferiscano un poliziotto in più a un foglio di carta“.

Certo è che, a Roma come altrove, servono fatti.

Salvini controbatte: ““Raggi mi ha chiesto aiuto per salvare Roma da degrado, turisti cafoni e incivili in genere. La circolare sulle zone rosse va in questa direzione, esattamente come alcuni strumenti nel decreto sicurezza. Basta leggere le norme e applicarle, ma evidentemente la Raggi è distratta”.

Il ministro dell’Interno critica la sindaca per una città definita “sporca” e “piena di topi”.

Il consigliere capitolino Orlando Corsetti si schiera dalla parte di Salvini ammettendo che, negli ultimi tempi, a Roma “si è consolidata una situazione di degrado urbano e di generale insicurezza che vede i cittadini impotenti di fronte all’escalation di episodi di inciviltà e di violenza a cui assistiamo ormai quotidianamente. Io stesso ho denunciato la situazione di abbandono di alcune zone come San Lorenzo, stazione Tiburtina, piazza Bologna ed Esquilino con numerosissime note (almeno 15 negli ultimi due anni) alla sindaca Raggi che su questo tema, e non solo, ha dimostrato un completo fallimento”.

Ogni volta che viene a Roma, Salvini viene fermato da tantissimi cittadini esasperati dalle condizioni delle strade, dei rifiuti, del verde pubblico. “I problemi a Roma sono giganteschi: chi amministra la città, oggi, non ha né le idee né le competenze per risolverli” ha ammesso il capogruppo della Lega in Campidoglio Maurizio Politi.

Salvini ha richiesto ai Prefetti di avere più coraggio e di sollecitare loro stessi i sindaci.

 

La direttiva Salvini si rivolge ai prefetti, non vuole esautorare i sindaci

Negli ultimi tempi, sono stati forniti ai sindaci nuovi strumenti al fine di permettere loro (con proprie ordinanze) di intervenire in situazioni, spazi e tempi specifici. D’altro canto, è bene ricordare che anche i prefetti sono titolari di poteri con cui possono adottare ordinanze in funzione antidegrado a protezione della sicurezza nelle città (Regio Decreto n. 773 del 1931).

La direttiva Salvini, lungi dal voler esautorare i sindaci dalle proprie responsabilità (anzi, il contrario), intende rivolgersi soprattutto ai prefetti sollecitandoli ad assumere quel ruolo attivo di primi cittadini che, dal 2017, è stato condiviso dalle maggioranze parlamentari. Allo stesso tempo, sollecita anche i sindaci a stimolare i prefetti nell’adottare strumenti di natura straordinaria come “prezioso ausilio alle politiche locali in atto”.

Oltretutto, la circolare sulle zone rosse richiama il potere di ordinanza del Prefetto già previsto dal Tulps (Testo unico legge di pubblica sicurezza). Ordinanze di questo tipo sono già state ufficializzate a Bologna e Firenze, apprezzate e condivise dai sindaci.

La circolare di Salvini usa il termine ‘affiancamento’ delle ordinanze prefettizie extra per rafforzare la sicurezza urbana e solo ‘se’ i sindaci non siano in grado di garantire più sicurezza e controllo delle zone rosse. Il ruolo ‘extra’ dei prefetti deve essere quello di “rimuovere un’oggettiva criticità, concretamente manifestatasi, per il tempo ritenuto strettamente necessario alle esigenze rilevate”.

Il lavoro di sindaci e prefetti dovrebbe avere un unico obiettivo: garantire la sicurezza urbana, che è un “bene pubblico primario”. Il principio di sicurezza (che sia delle città o della collettività) è un principio fondamentale, tutelato dalla Costituzione.

 

La sicurezza (in tempi di allarme sociale) è un valore da preservare e garantire, al di là dei protagonismi, dei poteri esclusivi, della smania di schieramento o partigianeria

Sviluppare una collaborazione più stretta tra Comuni e Prefetture per ristabilire l’ordine pubblico sul territorio con più risorse e poteri incisivi al solo scopo di tutelare la sicurezza dei cittadini. Cosa ci sarebbe di sbagliato in questo?

Francesco Ciano

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