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Sono migliaia i fascicoli, le inchieste ed i processi fermi per Covid-19. Lo stop di marzo, a seguito della pandemia del Coronavirus ha, di fatto, bloccato i procedimenti nei tribunali italiani.

Il Coronavirus ha creato e continua a creare problemi enormi alla macchina giudiziaria con ritardi colossali sulla lavorazione di pratiche e fascicoli. Si rischia di non riuscire a smaltire l’arretrato neanche entro il prossimo anno.

A lanciare l’allarme, in questo senso, è stato il Capo della Procura di Roma Michele Prestipino, impegnato ad aggiornare procedure già in vigore da marzo. Con una circolare  datata 3 luglio, il procuratore ha dato le indicazioni su come procedere ai Pubblici Ministeri ed agli Uffici giudiziari. 

Tutto si ferma per reati come furto aggravato, ricettazione, violenza e resistenza a pubblici ufficiali, rissa aggravata e simili: i pm non devono inoltrare all’Ufficio scansione di fascicoli che prevedono la citazione diretta a giudizio. Per questi gravi reati tutto resta fermo nelle stanze dei pubblici ministeri.

Da mesi, gli atti non vengono scansionati e, di conseguenza, migliaia di inchieste restano nel limbo creato dall’emergenza sanitaria.

L’enorme arretrato prevede tempi lunghissimi per i processi. Porta a privilegiare lo svolgimento dei processi per i reati più importanti, per cui sia prevista l’udienza preliminare.

Cosa si prevede? Ecco qualche numero e stime ufficiose ma, purtroppo, reali della situazione nei tribunali italiani.

PROCESSI FERMI PER COVID-19: CONGELATE LE UDIENZE MONOCRATICHE PER IL 2020

Dopo la chiusura estiva, i Tribunali hanno ripreso la loro attività.

L’unica certezza trapelata finora è la decisione del presidente del Tribunale di congelare le udienze monocratiche per il 2020.

Per recuperare mesi di blocco, la procura ha chiesto di fissare le udienze da gennaio a dicembre 2021 al fine di “razionalizzare le scarse risorse disponibili“.

In realtà, ‘recuperare il tempo perduto’ ed ‘accelerare’ sono soltanto parole, idee, astrazioni. Ripartire non sarà così semplice.

Secondo quanto previsto dalla circolare, gli atti da mettere a disposizione di avvocati ed imputati potranno essere scansionati soltanto a fine emergenza Covid.

UNA STIMA DEI FASCICOLI DA SCANSIONARE

Cosa contiene ogni fascicolo d’inchiesta?

Contiene decine (o centinaia) di pagine di interrogatori, informazioni, intercettazioni, consulenze, sommarie informative delle Forze dell’Ordine.

Tutti questi atti sono stampati su carta: devono essere scansionati ed inviati telematicamente all’Ufficio per assicurare lo svolgimento dei processi. Vista la mole di lavoro, l’attività di scansione è impegnativa già in tempi di normalità, figuriamoci in tempi di emergenza sanitaria.

Non sono disponibili statistiche ufficiali sul lavoro arretrato da recuperare. Si possono fare stime e calcoli approssimativi.

L’organico della procura è costituito da 87 pm. In media, da marzo in poi, ogni pubblico ministero ha dovuto trattenere negli scaffali almeno 50 fascicoli contenenti inchieste a citazione diretta. Si tratta, quindi, di oltre 4.000 faldoni, ciascuno con centinaia di pagine. I procedimenti fermi per Covid potrebbero essere migliaia: più passa il tempo, più sono destinati a crescere se l’emergenza non si fermerà.

Nel frattempo, i pm continuano a svolgere il loro lavoro, stampano gli atti e li sistemano sugli scaffali che si accumulano, giorno dopo giorno.

C’è da considerare non soltanto i fascicoli non scansionati da marzo ma anche centinaia di richieste di archiviazione della procura a cui le vittime hanno diritto di opporsi.

Ricordiamo ciò che i media avevano annunciato a giugno: l’80% dei processi fermo da marzo, centinaia di migliaia di procedimenti rinviati al 2022, oltre 5 milioni di fascicoli bloccati. Nel frattempo, sono trascorsi tre mesi ed il numero cresce.

PROCESSI FERMI PER COVID-19: PRIORITÀ AI PROCEDIMENTI CON UDIENZA PRELIMINARE

Il procuratore Michele Prestipino ha spiegato che l’attività di scansione degli atti ha ripreso il 4 giugno.

A svolgere questa attività sono gli stessi soggetti esterni che collaboravano con la Procura a febbraio. Il personale esterno, già ridotto del 30% il 10 febbraio dalla Direzione generale sistemi informativi automatizzati (Dgsia), non è in grado di esaurire il carico ordinario. E’ impossibile (o quasi).

La procedura, secondo quanto riporta la circolare, prevede l’esclusiva lavorazione dei procedimenti per i quali è stabilita l’udienza preliminare. In sostanza, per reati come corruzione, abuso di ufficio, omicidi, lesioni a seguito di incidenti stradali, colpe professionali, l’iter resta invariato.

E’ previsto l’iter di sempre anche per gli atti urgenti riferiti a detenuti o procedimenti con sequestri preventivi. Continuano ad essere lavorati con le stesse modalità esistenti prima dell’emergenza Coronavirus.

Il Capo della Procura di Roma, di certo, non nasconde le enormi difficoltà anche per smaltire il carico urgente di questo tipo di inchieste.

Ci chiediamo sempre più spesso perché soggetti arrestati per furto vengano rilasciati dopo 48 ore. La risposta ci sembra ovvia considerando l’attuale situazione dei tribunali italiani. A nessuno di noi interessa aprire un fascicolo in più per un furto subito. Ci interessa prevenire senza pensare ai tribunali. L’unico modo per riuscirci è difenderci al meglio, pretendere Più Sicurezza, sistemi antintrusione, antifurto e antirapina personalizzati.

Parliamone…

Francesco Ciamo CEO di Più Sicurezza

Francesco Ciano

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