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FORZE DELL’ORDINE: PIÙ SICUREZZA, TUTELA E DIGNITÀ PER CHI CI DIFENDE

Tra i soliti messaggi di cordoglio dal mondo della politica e vere urla di dolore, l’uccisione in questura dei due poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego ha gelato l’Italia.

La tragica vicenda di Trieste ha fatto, inevitabilmente, riemergere l’annosa questione della carenza di dotazioni, tutela e sicurezza per le Forze dell’Ordine.

Alejandro Stephan Meran, 29enne domenicano indagato per il furto di uno scooter, viene portato in questura, all’interno dell’Ufficio prevenzione generale. Meran, dopo aver chiesto di andare in bagno, riesce ad impadronirsi della pistola d’ordinanza di Pierluigi Rotta sparando due colpi al lato sinistro del petto e all’addome del poliziotto. Matteo Demenego soccorre il collega e viene, a sua volta, ucciso. Meran ferisce un terzo agente e, alla fine, l’assassino viene inseguito, ferito e arrestato.

Secondo le affermazioni di un’amica dell’omicida, pare che in Germania Meran era curato per schizofrenia e che, in Italia, le strutture sanitarie non l’hanno voluto aiutare. “Finché non si fa del male o fa del male a qualcuno non possiamo aiutarlo”.

La vicenda va ricostruita perché l’edificio non è interamente sorvegliato da telecamere.

FORZE DELL’ORDINE A CECINA, QUELLO STESSO MALEDETTO VENERDÌ

Lo stesso maledetto venerdì, prima dei fatti di Trieste, a Cecina (Livorno) due poliziotti sono stati violentemente aggrediti da un uomo russo: una poliziotta colta da ischemia per i calci ricevuti sul petto, il collega ha subito uno stiramento del rachide.

Il responsabile è stato arrestato, processato per direttissima e scarcerato dal giudice. Il russo, dopo l’arresto, ha continuato ad insultare gli agenti, a sputargli addosso ma è stato rimesso in libertà. Il giudice gli ha imposto solo l’obbligo di firma in commissariato con orario a lui comodo per lavorare senza interruzioni.

I fatti di Trieste hanno scatenato numerose polemiche che coinvolgono il mondo politico e i sindacati di Polizia.

L’anno scorso sono stati stanziati 3 miliardi di euro per aumentare il numero di Forze dell’Ordine ed il loro equipaggiamento, ma l’aggiornamento del Def (Documento di Economia e Finanza) sembra aver lasciato fuori dalle previsioni di spesa i finanziamenti da destinare alla sicurezza.

Carenza di personale, di dotazioni, aggressioni e suicidi in aumento.

FORZE DELL’ORDINE: DIFENDERE IL PAESE CON LE MANI LEGATE

In Italia i nostri poliziotti e carabinieri vivono nel terrore anche di mettere un paio di manette ai delinquenti. Perché la stampa di sinistra li chiamerebbe torturatori. In America, invece, sono giustamente intoccabili” ha twittato Rita Dalla Chiesa.

Ogni giorno eseguono arresti, salvano vite, rispondono alle chiamate dei cittadini, rischiano aggressioni e la pelle per garantire la libertà di ognuno di noi.

Secondo quanto riporta Nicola Finco (Lega), nel 2019, sono state circa 200 le aggressioni alle Forze dell’Ordine. Dati sconvolgenti considerando che i poliziotti, il più delle volte, sono impossibilitati a difendersi. Se provano a prevenire azioni violente usando fascette per bloccare soggetti ritenuti pericolosi, poi devono affrontare pesanti accuse di violenza. Se si difendono rischiano lunghi processi.

L’uso del taser potrebbe aiutare moltissimo ma, ad oggi, gli agenti non dispongono di questo strumento.

Nel nostro Paese – conclude Finco – i criminali possono fare quello che vogliono, tutelati dal fatto che le conseguenze per loro sono minime, mentre per gli agenti sarebbero enormi. La politica, invece di istituire il reato di tortura per tutelare i malviventi, dovrebbe fare molto di più per tutelare chi ci protegge, altrimenti rischiamo di dover piangere ancora molti, troppi agenti”.

Il Sindacato Autonomo di Polizia denuncia il fatto che i problemi di carenza di organico non sono mai stati superati. Costringono gli agenti ad operare in situazioni di emergenza, svolgendo anche turni di 12 ore consecutive. La pressione sempre maggiore che grava sulle loro spalle non permette agli operatori di far fronte alla mole di lavoro a cui sono sottoposti.

ALLARME SUICIDI TRA LE FORZE DELL’ORDINE: SONO IN AUMENTO

La prima causa di morte violenta tra le Forze dell’Ordine italiane è la criminalità?

No. E’ il suicidio.

Da diverso tempo, si parla marginalmente di suicidi tra le forze dell’ordine attraverso la pubblicazione di sporadici articoli.

I suicidi tra le forze dell’ordine sono in aumento ed è un fenomeno sotterraneo che crea sconcerto, allarme, forte preoccupazione.

I dati diffusi dall’associazione Cerchio Blu riportano 44 suicidi di appartenenti alle forze di Polizia soltanto dall’inizio dell’anno 2019. E’ la prima causa di morte violenta ed è in costante crescita.

Di seguito, l’analisi dei dati raccolti da Cerchio Blu:

  • Un morto a settimana, finora;
  • Nell’86% dei casi, si utilizza la pistola d’ordinanza;
  • Il 42% dei casi si verifica nel Nord Italia, il 31,4% nel Sud e nelle isole;
  • La fascia di età più a rischio è compresa tra 45 e 64 anni (58,13%). Si registrano picchi tra 43 e 44 anni e tra 40 e 52 anni. Segue la fascia tra i 25 e i 44 anni (34.48%);
  • Il 30,7% si verifica in un luogo privato, il 27,8% sul posto di lavoro;
  • Polizie locali o municipali registrano il tasso più alto di suicidi femminili (52.6%);
  • Il 31% dei casi è avvenuto in estate, il 24% d’inverno.

Dati impressionanti. Impossibile non reagire chiedendosi “Perché!”.

Silp lancia una richiesta urgente: “Obblighiamo le nostre amministrazioni centrali a confrontarsi con il fenomeno”.

Non si cercano colpevoli ma antidoti. Bisogna interrogarsi su questo fenomeno e affrontarlo.

Nel 2014, i suicidi sono stati 42, nel 2015 e 2016 34, nel 2017 28, nel 2018 29. Dall’inizio di quest’anno, il picco è di 44. In realtà, considerando gli ultimi tragici eventi, il numero di suicidi complessivo è già salito a 53.

I SINDACATI CHIEDONO L’APERTURA DI CENTRI DI ASCOLTO

Il fenomeno tragico dei suicidi tra le Forze dell’Ordine tende ad aumentare: le amministrazioni centrali devono affrontarlo, ma – dicono i sindacati – preferiscono nascondere il problema.

Tra le valutazioni del rischio lavorativo non è compresa quella dello stress correlato” afferma Nicola Rossiello, segretario del Silp Cgil Piemonte.

E’ necessario e urgente discutere dei rischi psicosociali che affliggono tutti gli operatori di Polizia.

Non può più passare inosservato il suicidio di un servitore dello Stato.

C’è bisogno di prevenzione per scongiurare altri suicidi.

La USIP (Unione Sindacale Italiana Poliziotti) prende atto positivamente della recente istituzione di un Osservatorio Interforze per monitorare il fenomeno ma serve qualcosa di più.

Per porre un freno ai suicidi tra le Forze dell’Ordine non basta applicare l’art. 48 che, alla fine, non fa altro che emarginare l’agente che si trova in difficoltà. Nessun agente andrebbe dal medico del corpo per dire che sta attraversando un periodo di stress, particolarmente difficile. Perché? Perché applicando l’art.48 verrebbe lasciato solo con il suo problema. Un problema che, se non si risolve, potrebbe portare alla perdita dello status giuridico di appartenente alle Forze dell’Ordine con tutti i diritti connessi (retributivi, pensionistici). Preventivamente, chi è in difficoltà si vedrebbe togliere pistola e manette e verrebbe isolato anziché compreso e aiutato.

Il problema è normativo, l’art. 48 dovrebbe essere modificato per tutelare davvero gli agenti. No alle inquisizioni ed atteggiamenti persecutori nei confronti dell’agente in difficoltà.

I sindacati chiedono la nascita di centri d’ascolto con psicologi qualificati, estranei all’amministrazione, che facciano da supporto per tutti coloro che attraversano periodi di crisi per consentire loro l’accesso all’assistenza in forma anonima.

PROGETTO PSY-POLICE/UNARMA: ASSISTENZA PSICOLOGICA GRATUITA

Per prevenire ed arginare l’allarmante fenomeno dei suicidi tra le Forze Armate e di Polizia, UNARMA Associazione Sindacale Carabinieri ha appena siglato un protocollo d’intesa con il “Centro di Psicologia Militare The Thin Blue Line PSY-POLICE.

L’accordo è stato possibile grazie alla tenacia, passione e professionalità del Segretario Nazionale Unarma asc Francesco Caccetta.

Ricordiamo che UNARMA è stato il primo sindacato ad avere affrontato concretamente e con tempismo questo fenomeno.

Il progetto “PSY-POLICE” è partito ufficialmente l’11 ottobre 2019. Cosa offre?

Agli iscritti Unarma asc offre, in regime di tutela e riservatezza, servizi di assistenza psicologica gratuita.

All’interno del Centro opera un’equipe di Psicologi e Medici di alto profilo.

La Direzione Scientifica è affidata al Dr. Marco Strano, Dirigente Psicologo della Polizia di Stato in quiescenza ed ex Ufficiale dei Carabinieri che ha maturato un’esperienza specifica in termini di supporto psicologico degli operatori di Polizia.

Dal prossimo gennaio 2020, verranno organizzati in varie località italiane seminari e convegni incentrati sulla prevenzione del fenomeno suicidario e su altre problematiche psicologiche di interesse per il comparto sicurezza e difesa. E’ un’offerta esclusiva dello staff di Psicologi e Medici agli iscritti UNARMA.

Per richiedere assistenza psicologica gratuita, a breve sarà attivo un link sul sito www.unarma.it

POLIZIA PENITENZIARIA: SUICIDI, AGGRESSIONI, ORE DI RIPOSO E CONGEDO AZZERATE

Lo scorso anno, i sindacati Fns Cisl, Sappe e Sinappe Sicilia hanno denunciato il quadro drammatico in cui versa la Polizia Penitenziaria in Sicilia. Uno stato da ‘allarme rosso’.

Crescono le aggressioni da parte dei detenuti, aumentano i suicidi degli agenti, si azzerano le ore di riposo e di congedo (spesso, i turni di servizio superano le 10 ore consecutive).

Manca il personale, nei posti di lavoro non viene garantita la sicurezza, esistono carenze strutturali e igieniche, gli automezzi sono sottodimensionati.

Lo stato delle carceri è ormai al collasso, il personale è allo stremo delle forze: lo stress lavorativo favorisce il fenomeno dei suicidi.

In Sicilia il 25% del personale di Polizia penitenziaria ha superato i 50 anni, un altro 25% è sopra i 45 anni, con un’anzianità di servizio che oscilla tra i 30 e 35 anni.

 

MATTEO SALVINI: “IN ALTRI PAESI LE FORZE DELL’ORDINE SONO PIÙ TUTELATE E RISPETTATE”

Matteo Salvini chiede regole più restrittive per i fermi di polizia: “Chi viene arrestato perché ha rubato, lo si può e lo si deve trattenere, mettere in condizione di non andare a spasso, se serve con le manette, perché no“.

Salvini, senza girarci intorno, afferma: “La Giustizia si occupi dei delinquenti, non delle Forze dell’Ordine. Faccia il suo anziché indagare e, in certi casi, perseguitare donne e uomini in divisa”.

In altri Paesi, le Forze dell’Ordine sono più tutelate e rispettate. “Qua se un poliziotto, un carabiniere o un agente della Polizia penitenziaria (penso agli agenti del carcere di San Gimignano) sfiora con un dito il delinquente, il rapinatore, il ladro, lo spacciatore, lo stupratore, poi magari rischia lui. E, dall’altra, i rischi invece non esistono“.

Ve lo ricordate Cerciello? Con i parlamentari di sinistra che andavano a trovare il suo assassino in carcere per vedere se stava bene? Dimenticato. Giustizia per donne e uomini e divisa e guai a chi si permette di dire che, però, insomma… potevano stare più attenti. Ver-go-gna-te-vi“.

Il segretario nazionale della Lega ed ex ministro dell’Interno in visita alla Questura giuliana ha rivendicato 3 milioni di euro di investimenti nel 2018 per aumentare il numero di agenti ed il loro equipaggiamento. “Entro l’anno, entreranno in dotazione anche le prime migliaia di pistole elettriche”. Si spera, almeno.

Di recente, la Lega ha presentato in Senato il progetto di legge per consentire la destinazione del 5×1000 anche alle Forze dell’Ordine confermando come il tema della sicurezza resti tra le priorità del partito. Chiede più uomini e mezzi non obsoleti (inclusi i vigili del fuoco).

Ho visto fondine fuori uso e auto obsolete (con 300mila km). Chiederemo che in manovra ci siano almeno gli stessi soldi che avevamo messo noi l’anno scorso per assunzioni e dotazioni” ha dichiarato Salvini.

LA DENUNCIA DEL CAPO DELLA POLIZIA FRANCO GABRIELLI

Il Prefetto e Capo della Polizia Franco Gabrielli evidenzia i pesanti tagli di risorse avvenute nel corso degli anni nell’ambito della sicurezza.

Siamo perennemente in affanno. Il tema delle risorse, degli approvvigionamenti, delle dotazioni alle Forze dell’Ordine esiste” denuncia Gabrielli che conosce fin troppo bene la condizione dell’amministrazione, i suoi limiti e, come lo definisce lui, il tema dei finanziamenti schizofrenici. Da un lato, regole rigide per appalti e gare europee, dall’altro, nessuna possibilità di programmare per assenza di una dotazione economica certa.

Gabrielli sottolinea i troppi reati commessi da stranieri a seguito di flussi incontrollati e mancate politiche di integrazione.

A chi polemizza sul fatto che non siano state usate le manette risponde: “Stiamo parlando di una persona che non aveva compiuto un reato gravissimo”. Per il reato di furto, l’uso delle manette è vietato per legge. L’assassino di Trieste non era stato dichiarato in stato di arresto. Non c’erano i presupposti per arrestarlo (con le manette), non era stato colto in flagrante, non c’era pericolosità o ipotesi che il soggetto potesse scappare.

Riguardo alla polemica delle custodie in possesso di Rotta e Demenego risponde: “La fondina non c’entra, non ha nessuna correlazione con l’uccisione dei due poliziotti”.

Il Sap (sindacato autonomo di Polizia) ha denunciato, subito dopo l’accaduto, un difetto delle custodie in dotazione degli agenti. Difetto già segnalato un anno fa al Ministero su cui si stavano effettuando verifiche. Ma Gabrielli insiste: “l’eventuale malfunzionamento della fondina non ha avuto un ruolo rilevante: lo dimostra la dinamica degli eventi”.

Abbiamo pagato un prezzo altissimo ma la professionalità dei colleghi di Trieste ha impedito una strage”.

Se il killer armato di due pistole avesse raggiunto piazza dell’Unità d’Italia (a 150 metri dalla questura) “avremmo pagato un prezzo più alto”.

Quanto è successo “appartiene all’ambito imponderabile che fa parte del nostro lavoro”.

FORZE DELL’ORDINE: CARENZA DI UOMINI E DI EQUIPAGGIAMENTO

La triste vicenda dei due poliziotti morti nella questura di Trieste ha fatto riemergere con forza l’annoso problema della sicurezza, della carenza di uomini, mezzi e tecnologie, la questione migranti, il rinnovo del contratto.

Abbiamo la Polizia più anziana d’Europa (47 anni in media), una carenza di personale di circa 20 mila unità in meno rispetto a quanto prevede il Dl Madia, pessime retribuzioni, carichi di lavoro in costante aumento.

Il deficit di uomini si affianca a quello dei mezzi in dotazione (equipaggiamento, divise, giubbotti antiproiettile, cinturoni, fondine, scarpe, distintivi che mancano).

Il sindacalista Consalvi della F.S.P. Polizia di Stato di Foggia aggiunge: “Da tempo denunciamo la presenza nelle Questure di celle non idonee e da anni inutilizzabili. I colleghi si ritrovano a dover piantonare fermati o arrestati in stanza provvisorie e non idonee, il più delle volte con personale ridotto”.

Da tempo, il sindacato chiede leggi che tutelino gli operatori di Polizia: in realtà, sempre più malfattori vengono rimessi in libertà anche se hanno mandato in ospedale dei poliziotti.

Il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), in merito alla tragedia di Trieste, ha riferito: “Nella vicenda dei due agenti uccisi ci sono stati problemi con le fondine. Al primo è stata sfilata la pistola perché aveva una fondina vecchia, in quanto quella in dotazione gli si era rotta. Al secondo agente ucciso, la fondina sarebbe stata strappata dalla cintura». 

E’ da tempo che Sap chiede dotazioni idonee e maggiori tutele mentre gli agenti sono in strada. Servono pene severe per chi attenta alla vita di chi serve lo Stato.

Non sono pochi quelli che si chiedono: “Se i due poliziotti uccisi a Trieste avessero avuto i taser si sarebbero potuti difendere? Se avessero indossato i gap sottocamicia (giubbotti antiproiettili che non ostacolano i movimenti) si sarebbero potuti salvare?”.

Le fondine di ordinanza sono obsolete e deteriorate: alcune aziende italiane hanno brevettato sistemi di blocco che si attivano con il pollice impedendo a ladri o rapinatori di rubare l’arma. In Italia, questa dotazione risulta ‘non regolamentare’, quindi il suo utilizzo è vietato.

Ecco le difese che mancano.

Rinnovo del contratto, dotazioni, equipaggiamento, mezzi in uso, organici,  riordino delle carriere, pagamento degli straordinari, aggressione da parte di criminali o detenuti, art. 48 da rivedere, suicidi in aumento tra le Forze dell’Ordine.

Non servono eroi senza un perché, servono agenti che lavorino in condizioni adeguate e umane.

Più sicurezza e più rispetto.

Aggredire un operatore della sicurezza è un reato gravissimo e come tale deve essere trattato.

Permettere ai criminali di attentare all’incolumità degli agenti, all’integrità delle istituzioni, all’autorevolezza dello Stato significa azzerare l’idea stessa di autorevolezza.

La politica non può trattare i servitori dello Stato come una spesa da tagliare per fare cassa.

Francesco Ciamo CEO di Più Sicurezza

FRANCESCO CIANO

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