fbpx

Al via il progetto di Videosorveglianza partecipata a Cuneo. Cos’è? E’ un’esigenza che parte innanzitutto dai cittadini e che punta alla sinergia tra residenti e amministrazione. I privati partecipano al sistema di controllo comunale.

Approfondiamo il focus spiegando bene cos’è la Videosorveglianza partecipata ed il suo ruolo essenziale nell’ambito della Sicurezza Urbana Integrata.

Oltre al recente progetto di Cuneo, vi parleremo di tre Safe City italiane e del lavoro esemplare della Polizia locale di Torino.

VIDEOSORVEGLIANZA PARTECIPATA A CUNEO: PARTE IL PROGETTO

Il regolamento del Comune di Cuneo sulla Videosorveglianza partecipata è stato approvato il 22 settembre scorso dal Consiglio comunale. Il testo include la possibilità di collegare le videocamere di privati alla rete della Polizia Municipale.

Per rendere più sicure zone attualmente non coperte, i cittadini di Cuneo potranno collegarsi alla rete di videosorveglianza comunale. Questo progetto è una risposta alle istanze che gli stessi cittadini presentano ormai da mesi, da anni.

Nello specifico, la bozza del regolamento prevede la compartecipazione di privati o associazioni di privati di videosorvegliare aree pubbliche esterne a determinati fabbricati dirottando le immagini alla Municipale, che le conserverà per un periodo massimo di 7 giorni.

Le riprese effettuate dai sistemi di videosorveglianza installati dai cittadini finiscono direttamente nei server della Polizia locale. L’utilizzo delle immagini sarà esclusivo dell’organo comunale con cui le Forze dell’Ordine dovranno interfacciarsi per l’accesso.

Per essere ammessi alla rete partecipata, bisogna installare un impianto con almeno 4 telecamere. Inoltre, l’abitazione deve essere situata in un punto strategico e critico in termini di sicurezza e ordine pubblico. E’ necessaria una linea Internet adeguata per il trasferimento dei dati ed occorre dimostrare che l’impianto venga mantenuto in sicurezza senza il rischio di manomissione o furto.

Le richieste potranno arrivare da associazioni e consorzi di cittadini, amministratori condominiali, imprese ed altri enti pubblici.

Il progetto sarà partecipato anche in termini di costi. L’acquisto dei dispositivi di ripresa (e relativa manutenzione) sarà a carico dei privati, mentre a carico del Comune saranno i costi perpetui come la connessione alla rete comunale, la fornitura delle licenze per la registrazione e dello spazio di raccolta delle immagini.

Con questo sistema Cuneo intende muoversi sempre più in un’ottica di controllo del territorio.

VIDEOSORVEGLIANZA PARTECIPATA: FUNZIONE ESSENZIALE NELLA SICUREZZA URBANA INTEGRATA

La Videosorveglianza partecipata è il braccio destro della Sicurezza Urbana Integrata: chiama in causa enti, soggetti pubblici e privati disposti a mettere a disposizione strumenti, mezzi e risorse umane. La sinergia tra i vari attori migliora l’intervento delle Forze dell’Ordine sul territorio.

La Sicurezza partecipata ha l’obiettivo di influenzare positivamente la percezione della sicurezza, la tranquillità sociale. Il concetto è semplice e risponde bonariamente a chi teme il Grande Fratello: la sicurezza è un bene della collettività ed ognuno può contribuire a mantenerla a livello preventivo. La funzione repressiva spetta esclusivamente alle Forze dell’Ordine: ci pare ovvio ma anche doveroso ricordarlo.

Il Controllo di Vicinato, con il suo slogan “Ascolta, osserva e chiama“, fa parte di questo contributo attivo da parte dei cittadini in nome della sicurezza. Questa partecipazione dai condomini si è estesa alle attività commerciali come nel caso del progetto di Confesercenti Prato nato nel 2017.

Gli occhi umani uniti a quelli elettronici della videosorveglianza rappresentano l’ideale della Sicurezza partecipata.

Un sistema di videocontrollo del territorio con monitoraggio avanzato ed analisi costituisce un valido deterrente, un supporto efficace per le Amministrazioni Pubbliche in termini di efficienza, prevenzione, interventi tempestivi, percezione di sicurezza. Le telecamere controllano in diretta l’ambiente sorvegliato h24 e, in caso di allarme, il flusso video raggiunge direttamente la centrale operativa delle Forze dell’Ordine.

CITTADINI COME SENSORI SUL TERRITORIO

Altre città italiane hanno avviato protocolli per la condivisione di telecamere pubbliche e private per rendere più efficace la prevenzione e contrastare meglio la criminalità, il degrado, fenomeni di illegalità. Succede a Oristano, Rimini, Pescara, Torino.

Generalmente, si stila una mappa di possibili punti sensibili per la sicurezza urbana, potenzialmente presidiabili con tecnologie cloud o wireless da integrare nel sistema di videosorveglianza cittadina. Le telecamere vengono collocate nelle aree più esposte a fenomeni di microcriminalità, vandalismo, danneggiamenti.

Attraverso la Videosorveglianza partecipata il cittadino che vuole sentirsi parte della cosa pubblica diventa una sorta di sensore sul territorio.

SICUREZZA URBANA INTEGRATA NELLE SAFE CITY ITALIANE

Le Smart City sono anche e, soprattutto, Safe City: la videosorveglianza è uno degli elementi cardine per la creazione di un ambiente sicuro e costantemente sotto controllo nel rispetto della privacy.

Svolge diverse funzioni:

– riduce e previene la criminalità;

– migliora la gestione in situazioni di rischio ed emergenza consentendo un intervento immediato da parte delle Forze dell’Ordine;

– supporta le attività investigative e di analisi dei luoghi da parte delle autorità.

Nelle Safe City è essenziale l’integrazione di diverse tecnologie (reti di sensori, dispositivi IoT, telecamere integrate con sistemi di intelligenza artificiale) ed una forte collaborazione tra diversi soggetti, autorità e Forze dell’Ordine.

Alcune città italiane sono all’avanguardia, in questo senso: parliamo di Torino, Milano e Firenze.

TORINO

Torino utilizza droni intelligenti per il monitoraggio ambientale, oltre alle telecamere per la videosorveglianza urbana. Si stanno utilizzando anche tecnologie di intelligenza artificiale e sicurezza di ultima generazione per la raccolta ed elaborazione dati in tempo reale. Grazie ad algoritmi avanzati (reti neurali profonde DNN) i flussi video trasmessi da droni e telecamere termiche si possono analizzare numerosi dati.

L’esempio della Polizia locale di Torino è singolare. All’interno del Nucleo Investigazioni Scientifiche e Tecnologiche della Polizia locale di Torino sono presenti 4 laboratori forensi, tra cui uno di video-analisi. Quando si verifica un evento criminoso, le Forze dell’Ordine individuano in un raggio adeguato tutte le telecamere di videosorveglianza pubbliche e private che hanno rilevato eventuali passaggi. Dopo l’acquisizione delle immagini, queste vengono analizzate ed elaborate. Se le immagini sono di scarsa qualità, vengono migliorate grazie a strumenti di video-analisi forense e vengono ingranditi dettagli importanti per le indagini.

MILANO

A Milano 400 telecamere di videosorveglianza di ultima generazione creano una rete interconnessa con sistemi TVCC di imprese e commercianti e con le telecamere installate sui mezzi pubblici e stazioni.

Una rete unica, accessibile direttamente dalle Forze dell’Ordine;

FIRENZE

Firenze dispone di una rete di 800 telecamere connesse, 120 sensori ed una control room in grado di elaborare una mole enorme di dati in tempo reale (varchi di accesso traffico, ecc.).

Questa rete permette di controllare costantemente la situazione, di intervenire o risolvere eventuali problematiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Menu