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ANAGRAFE DELLE TELECAMERE: A CHE PUNTO È IL PROGETTO IN ITALIA?

Il primo esperimento di Anagrafe delle telecamere è stato avviato a Pisa nel 2013. Da allora, l’idea di coinvolgere le telecamere di Videosorveglianza cittadina (quella dei privati) per contribuire alla sicurezza del territorio ha interessato altre città italiane.

La recente inchiesta di Wired sull’Anagrafe delle telecamere ci spinge ad approfondire l’argomento per arrivare a descrivere il Progetto Argo di Torino.

A partire dalla prima iniziativa di Pisa nel 2013, ripercorriamo negli anni progetti e iniziative che si sono avvicendati in altre città come Piacenza e Milano.

L’anagrafe delle telecamere interessa anche il progetto a cui si lavora a Casoria, dove i cittadini possono collegare i propri impianti di videosorveglianza alla rete municipale. Nel 2019, l’amministrazione di Rimini ha firmato un accordo con le associazioni di categoria.

Potrebbe interessare anche Firenze che ha raggiunto da tempo le 1.000 telecamere (una ogni 380 residenti).

Quali risultati sono stati raggiunti finora? Cos’è il Progetto Argo?

ANAGRAFE DELLE TELECAMERE: COS’È

L’anagrafe delle telecamere è una banca dati dove vengono archiviati i contatti dei titolari o gestori dei sistemi di videosorveglianza privata presenti in una determinata città.

Prima, per indagare su un crimine, le Forze dell’Ordine erano costrette a recarsi sul posto, verificare la presenza di telecamere, capire a chi appartenessero. Con questa procedura, si impiegava molto tempo per acquisire le immagini delle telecamere.

Ora, lì dove l’anagrafe delle telecamere è attiva ed operativa, è possibile avere una mappatura delle telecamere, sapere in anticipo quante ce ne sono, chi è il titolare o il gestore, chi possiede la password per accedere ai dati. Rende più rapida l’acquisizione delle immagini supportando le indagini: sarà più facile, sicuro e veloce far luce sulla dinamica o verificare l’alibi di un sospettato.

Col passare dei giorni, il rischio che si corre è la perdita di quei dati.

IL PRIMO LANCIO A PISA

Nel 2013, Pisa è stata la prima città italiana a sperimentare l’anagrafe delle telecamere.

L’allora prefetto Francesco Tagliente avviò un censimento per mappare l’esatta posizione dei sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio con relativi nominativi dei titolari e gestori degli impianti (nome, cognome, numero di telefono per un contatto rapido, in caso di necessità per eventuali indagini).

In base al primo accertamento, risultava una rete di 1.472 occhi elettronici (appartenenti a condomini, negozi, tabaccai, aziende), tutti puntati su piazze, strade e vicoli.

L’anno successivo al lancio (precisamente, ad aprile 2014), l’anagrafe delle telecamere contribuì a far luce sull’aggressione fatale ad un cameriere.

Nel 2016, l’anagrafe è stata potenziata attingendo ad un Fondo del Ministero dell’Interno. Qualche mese dopo, il Comune di Pisa ha raddoppiato il sistema di videosorveglianza municipale installando 21 nuove telecamere.

L’ESPERIMENTO DI PIACENZA

Piacenza è stata la seconda città italiana a sperimentare un’anagrafe delle telecamere per il contrasto alla criminalità.

Il progetto durò un anno, dal 2015 al 2016. La banca dati è stata salvata su un portatile, non era raggiungibile via web per garantire la massima riservatezza dei dati e prevenire eventuali violazioni informatiche. E’ stato utilizzato un software offline installato su notebook con tutta la cartografia interattiva di Piacenza, la mappatura degli impianti di videosorveglianza, una scheda per ogni impianto con i dati ed un recapito del referente.

Per avviare il censimento, la Camera di Commercio di Piacenza ha reso disponibili liste di e-mail certificate per contattare amministratori di condomini, negozianti, professionisti, partite IVA.

Nel 2016, sono state mappate 3.000 telecamere di aziende che hanno aderito al progetto.

Nel frattempo, molte attività hanno chiuso, la mappa non è stata più aggiornata e la banca dati è inesorabilmente invecchiata.

ANAGRAFE DELLE TELECAMERE A MILANO: IL PROGETTO LANCIATO NEL 2019

Oltre due anni fa, il Comune di Milano ha promosso il progetto Anagrafe delle telecamere in collaborazione con la Prefettura e la Procura della Repubblica. Il 26 settembre 2018, è stato firmato il relativo Protocollo d’Intesa, sottoscritto anche dall’Ordine degli Ingegneri di Milano.

Il lancio effettivo del progetto è avvenuto a febbraio 2019.

Obiettivo: creare una banca dati di tutte le telecamere (pubbliche e private) che riprendono zone del territorio milanese aperte al pubblico passaggio per dar modo alle Forze dell’Ordine di accedere, in caso di indagini, alle immagini acquisite e registrate da sistemi di videosorveglianza non gestiti direttamente dalle istituzioni.

Per telecamere private s’intendano quelle installate a protezione non solo di condomini ma di negozi, banche, farmacie, supermercati. I sistemi di videosorveglianza vengono messi in rete per la sicurezza di tutti i cittadini.

I privati scelgono volontariamente di aderire al progetto impegnandosi a fornire dati specifici ed un contatto di riferimento per aiutare gli investigatori nel caso in cui si verifichino crimini.

La condivisione dei dati avviene su un apposito sito realizzato dal Comune: il volontario accede con Spid, inserisce i dati dell’impianto di videosorveglianza che confluiscono nella mappa interattiva gestita dalle Forze dell’Ordine. Di conseguenza, le autorità ne avranno visibilità e potranno coinvolgere l’utente in caso di indagini da parte della polizia giudiziaria o per la sicurezza pubblica in genere.

L’anagrafe delle telecamere serve a ridurre i tempi d’indagine, a rilevare immediatamente quali telecamere possono aver ripreso il reato risalendo in tempi rapidi alle informazioni utili per acquisire immagini. In caso di indagini su un crimine, tra le informazioni utili ritroviamo: nome e recapito del titolare o gestore dell’impianto di videosorveglianza, posizione esatta della telecamera, durata e luogo di conservazione delle videoregistrazioni, orari in cui è in funzione il sistema.

RISULTATI DEL PROGETTO NELLA SMART CITY ITALIANA

Quali sono stati i risultati a Milano, a partire da febbraio 2019?

L’inchiesta di Wired ha scoperto attraverso l’ufficio sicurezza urbana del Comune che il numero di impianti di videosorveglianza registrati (al 19 ottobre 2020) sono 30 in tutto. Si tratta di un primo obiettivo raggiunto con l’associazione degli imprenditori edili Assimpredil.

Si pensa a collaborazioni con associazioni di categoria come Federfarma e Abi: il Comune di Milano non intende affatto abbandonare il progetto dell’anagrafe delle telecamere.

Milano resta la città più smart d’Italia. Tra modelli fissi e dome, sono circa 2.000 le telecamere di videosorveglianza che controllano il territorio milanese (oltre 6.000 installate dall’ATM su  mezzi pubblici e stazioni metropolitane).

La Smart City d’Italia punta sull‘interconnessione di tutte le telecamere installate accessibili alle Forze dell’Ordine, che possono essere visionate dalle centrali operative.

IL PROGETTO ARGO DI TORINO: L’ANAGRAFE INTELLIGENTE

Il Progetto Argo di Torino è qualcosa di più di una semplice anagrafe delle telecamere. Si potrebbe definire un’anagrafe 4.0 con occhi privati e cervello pubblico.

Non si tratterà solo di una banca dati. di una mappatura passiva. I sistemi di videosorveglianza privati serviranno a monitorare il territorio torinese per supportare le Forze dell’Ordine ma le immagini acquisite verranno elaborate ed analizzate da algoritmi per andare a caccia di elementi utili per eventuali indagini esaminando ogni dettaglio (fisionomia di un passante, colore di un’auto, ecc.). I flussi dei dati convergono sul sistema Argo, la cui tecnologia di machine learning consente un’analisi informatica delle immagini al fine di identificare anomalie e comportamenti sospetti rispetto a situazioni di routine.

Il Comune di Torino coinvolge i cittadini in questa operazione: i privati potranno rendere disponibili le telecamere alle Forze dell’Ordine ma il flusso dei dati sarà accessibile solo alle autorità. In tal modo, ai cittadini sarà garantita una maggiore sorveglianza delle aree pubbliche nel rispetto della privacy dei passanti. Non rientrano nel progetto le telecamere di spazi chiusi come gli atri nei condomini.

Per il 2021 (a partire da gennaio), si prevede un incremento della videosorveglianza fino al raggiungimento di 360 telecamere tecnologicamente avanzate: l’80% sarà in modalità fissa, il restante 20% sarà mobile ovvero installabile in luoghi diversi in base alle esigenze. Queste telecamere restituiscono immagini di altissima qualità utilizzando metodi di analisi dati ed intelligenza artificiale per consentire elaborazioni in tempo reale. Il tutto nel pieno rispetto della normativa sulla privacy per i cittadini.

A queste 360 telecamere si aggiungeranno la condivisione degli impianti privati ed il potenziamento dell’illuminazione nei quartieri più critici (come Barriera di Milano). Sarà necessario completare l’infrastruttura di trasmissione dati pianificando la scelta strategica dei punti dove collocare la videosorveglianza.

Questo ecosistema tecnologico ibrido si basa su strutture periferiche e cloud, sull’integrazione di infrastrutture per il monitoraggio della mobilità e del traffico con quelle della videosorveglianza per la sicurezza urbana. Con il Progetto Argo di Torino si avrà un’unica regia per il controllo e la gestione di mobilità e sicurezza, anche in occasione di grandi eventi.

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