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DISCARICHE ABUSIVE E VIDEOSORVEGLIANZA: LA SITUAZIONE IN ITALIA

Il contrasto al degrado ambientale e la tutela della salute umana sono una questione seria, serissima. In apertura di questo speciale dedicato a Discariche abusive e Videosorveglianza, però, vogliamo raccontarti un aneddoto divertente che dimostra, in piccola parte, l’importanza di videosorvegliare il territorio.

L’episodio si è verificato il 28 agosto 2020, in quel di Gerre de’ Caprioli (Cremona). Qualcuno ha abbandonato un frigo davanti alla discarica comunale. Il sindaco, Michel Marchi, dopo aver rintracciato il proprietario del veicolo (quindi, l’autore del gesto incivile) individuando la targa grazie alle immagini di due telecamere di videosorveglianza, gliel’ha riportato a casa il giorno seguente scaricandoglielo sotto casa con una dedica: “Caro signore, ti è scivolato il frigo davanti alla discarica di Gerre. Per fortuna, ti abbiamo visto e te lo riportiamo. Poi, ti mando anche la multa“. Il sindaco ha postato un video in cui racconta la vicenda sul suo profilo Facebook annunciando “un nuovo servizio del Comune di Gerre de’ Caprioli”, ovvero la videosorveglianza.

In Italia, dopo anni di infrazioni alle direttive europee e pesanti sanzioni, varie province si muovono per contrastare le discariche abusive installando telecamere di videosorveglianza.

Vale la pena riportare i dati salienti del Report di Analisi INVITALIA (Progetto ReOPEN SPL) aggiornato a giugno 2020. Il Rapporto offre un quadro completo della situazione nel nostro Paese.

Quante sono le discariche abusive che hanno violato le direttive e quante ne restano ancora da bonificare dopo la condanna della Commissione Europea?

Quali sono i sistemi di videosorveglianza più adeguati per contrastare il fenomeno?

DISCARICHE ABUSIVE E VIDEOSORVEGLIANZA: REPORT DI ANALISI INVITALIA, INFRAZIONI UE

Il Progetto ReOPEN SPL, che fa capo a INVITALIA, è un’iniziativa promossa dal Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo è migliorare le competenze delle amministrazioni territoriali nell’ambito dei processi di organizzazione ed efficientamento dei servizi pubblici locali critici in termini di gestione e razionalizzazione della spesa pubblica.

INVITALIA ha raccolto, elaborato ed analizzato dati e informazioni relativi al settore rifiuti pubblicando nel mese di giugno 2020 un Report di analisi riferito alle “Discariche non conformi e procedure di infrazione comunitaria a carico dell’Italia“.

Lo Stato italiano è sottoposto a ben 19 procedure di infrazione comunitaria: ha violato, non correttamente applicato o non recepito alcune direttive europee in materia ambientale.

Tra le varie procedure sono, in particolare, tre quelle più rilevanti nell’ambito dei rifiuti:

Procedura n. 2003/2077 – applicazione non corretta delle direttive europee 75/442/CE (rifiuti), 91/689/CEE (rifiuti pericolosi) e 1999/31/CE (discariche);

Procedura n. 2007/2195 – emergenza rifiuti in Campania sfociata nella Causa C-653/13 che, il 16 luglio 2015, ha portato alla condanna della Corte di Giustizia Europea ai danni dell’Italia, con relativa sanzione pecuniaria pari a 20 milioni di € ed una penalità di 120.000 € per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento alle disposizioni della direttiva e della sentenza stessa;

Procedura n. 2011/2215 – violazione dell’art. 14 della direttiva 1999/31/CE (discariche di rifiuti).

Il Rapporto di INVITALIA si concentra sulle procedure di infrazione comunitaria per discariche non conformi 2003/2077 e 2011/2215. Sono attualmente in fase di contenzioso, hanno portato a sentenze di condanna: la procedura n. 2003/2077 è costata pesanti sanzioni al nostro Paese.

Le due procedure, complessivamente, registrano 160 discariche già regolarizzate (contro le iniziali 244 discariche non conformi) ed 84 discariche tuttora non conformi a fronte di sanzioni per 275 milioni di euro.

PROCEDURA DI INFRAZIONE N. 2003/2077: DIRETTIVE UE VIOLATE DALL’ITALIA

Le direttive comunitarie in materia di rifiuti violate dall’Italia in riferimento alla procedura n. 2003/2077 sono:

Direttiva 75/442/CEE che introduce la definizione di ‘rifiuto’ allo scopo di tutelare l’ambiente, migliorare la qualità della vita, proteggere la salute umana e contribuire al buon funzionamento del mercato comune. Prevede l’adozione di misure adeguate allo sviluppo di tecnologie pulite, sostenibili per un corretto smaltimento dei rifiuti e l’eliminazione di sostanze pericolose. Gli Stati membri devono adottare misure necessarie per vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti. Tale direttiva resta efficace riguardo alle violazioni pur non essendo più in vigore. Attualmente, è in vigore la Direttiva (UE) 2018/851 (inclusa nel Pacchetto Economia Circolare);

Direttiva 91/689/CEE, che armonizza le legislazioni degli Stati membri sulla gestione controllata dei rifiuti pericolosi. L’Italia, in tal caso, ha violato l’art.2 c.1 di questa direttiva che stabilisce: “gli Stati membri prendono le necessarie misure per catalogare e identificare rifiuti pericolosi in ogni luogo siano messi in discarica“. Anche questa direttiva comunitaria è stata abrogata ed è oggi in vigore il cosiddetto Pacchetto Economia Circolare;

Direttiva 1999/31/CE, basata sul principio secondo cui interrare i rifiuti nelle discariche è il metodo di smaltimento meno sostenibile a livello ambientale e dovrebbe essere ridotto al minimo per minimizzare l’impatto sulle acque superficiali e freatiche, sul suolo, sull’atmosfera e sulla salute umana. L’Italia ha violato l’art. 14 della direttiva in termini di autorizzazione  alle autorità competenti, misure correttive, discariche non conformi ed eventuali chiusure. La Direttiva 1999/31/CE è tuttora in vigore.

In sintesi, l’Italia non ha tutelato né l’ambiente né la salute umana, non ha garantito il regime di autorizzazione necessario, non ha rispettato l’obbligo di catalogare e identificare i rifiuti pericolosi, non ha assicurato la cessazione delle operazioni in assenza di autorizzazione, ha continuato a violare gli obblighi.

UNA SANZIONE DI OLTRE 275 MILIONI DI EURO

La procedura di infrazione 2003/2077 si è conclusa con una condanna nel 2014 al pagamento di una sanzione di 40 milioni di euro ed una penale iniziale di 42,8 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie.

La sentenza di condanna del 2 dicembre 2014 interessava complessivamente 200 discariche non conformi. Dal 2 dicembre 2014 al 2 dicembre 2019, il Ministero dell’Ambiente ed il Commissario di Governo hanno messo a norma 160 siti in varie Regioni italiane. In seguito, nel primo semestre 2020, sono stati regolarizzati altri 7 siti.

Delle varie Regioni italiane, Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana e Umbria hanno messo a norma il 100% dei siti.

In termini di quantità di siti iniziali da bonificare, la maglia nera va alla Campania (47 siti in tutto), cui seguono Calabria (42) e Abruzzo (28).

Tra dicembre 2014 e dicembre 2019, l’Italia ha corrisposto all’UE una sanzione complessiva di 235.400.000 euro a cui dovrà essere aggiunto un importo una tantum di 40.000.000 di euro per un totale di 275.400.000 euro.

Restano da sanare 40 discariche distribuite in 8 Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia, Marche e Veneto).

DISCARICHE ABUSIVE E VIDEOSORVEGLIANZA: PROCEDURA DI INFRAZIONE N. 2011/2215: DIRETTIVE UE VIOLATE DALL’ITALIA

La procedura n. 2011/2215 è stata aperta a seguito della violazione dell’art. 14 della direttiva 1999/31/CE (discariche di rifiuti).

La direttiva stabiliva che, entro 8 anni dal recepimento (entro il 16 luglio 2009), gli Stati membri avrebbero dovuto adottare le misure previste per conformare le discariche ai requisiti indicati. A settembre 2009 (con i termini già scaduti), in Italia risultavano ancora 187 discariche preesistenti non regolarizzate.

Dopo la lettera di messa in mora, nel 2015 (a 6 anni dal termine ultimo per la chiusura), la Commissione UE rilevava ancora 50 discariche non conformi e in attività: ha concesso al nostro Paese altri 2 mesi di tempo per procedere all’adeguamento. Al termine del tempo concesso, risultavano ancora 44 discariche da bonificare o da chiudere in Abruzzo, Basilicata, Campania, Puglia e Friuli-Venezia Giulia).

Il 21 marzo 2019, la Corte di Giustizia dell’UE ha emesso una prima sentenza di condanna nei confronti dell’Italia.

DISCARICA ABUSIVA E ABBANDONO RIFIUTI PERICOLOSI: SANZIONI AMMINISTRATIVE E PENALI

Tra fototrappole e videosorveglianza, in tutta Italia le amministrazioni locali si stanno muovendo per potenziare il controllo sul territorio.

Vengono sempre più abbandonati materiali classificabili come rifiuti speciali o pericolosi (copertoni, pneumatici usati, ecc.).

L’abbandono di rifiuti pericolosi ed inquinanti è un illecito che causa un grave danno alla comunità e all’ambiente. Non solo: spesso, il recupero in aree poco accessibili di questi rifiuti comporta spese aggiuntive da sostenere ed è a carico di tutti i cittadini.

L’abbandono di rifiuti è vietato dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs 152/06).

Se il trasgressore è un privato cittadino, la violazione è di tipo amministrativo e si prevedono sanzioni da un minimo di 300 euro fino a 3.000 euro nei casi più gravi.

Se, invece, il trasgressore è un’azienda la violazione è anche penale: si rischia l’arresto fino a 2 anni e multe fino a 26.000 euro. 

DISCARICHE ABUSIVE: LA VIDEOSORVEGLIANZA FUNZIONA?

In province come Siracusa sono ormai centinaia le discariche abusive dislocate lungo tutto il territorio da bonificare. Viene abbandonato di tutto nelle borgate cittadine e nelle campagne: rifiuti speciali, scarti di lavorazioni sericole, pneumatici, elettrodomestici, vecchi mobili in decomposizione.

E’ stato sottoscritto un protocollo contro le discariche abusive sulla Strada Statale etnea 284 con tanto di richiesta di videosorveglianza delle aree.

Il problema delle discariche non risparmia nessuna città e nessun luogo in Italia, boschi inclusi che fin troppo spesso si trasformano in discariche abusive a cielo aperto permanenti. L’emergenza discariche e abbandono rifiuti dipendono, da un lato, da una totale mancanza di senso civico, dall’altra, da problemi nella gestione da parte delle amministrazioni locali.

Per gli enti locali, assicurarsi il pieno controllo del territorio è una questione prioritaria: installare telecamere è di fondamentale importanza per arginare fenomeni di inciviltà diffusa e degrado urbano che portano alla creazione di discariche abusive pericolose per la salute e per l’ambiente.

DISACARICHE ABUSIVE E VIDEOSORVEGLIANZA: I NOSTRI SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA CONTRO LE DISCARICHE ABUSIVE

Per contrastare il degrado urbano e le discariche abusive, c’è chi sceglie di utilizzare  telecamere fisse, chi quelle mobili con monitoraggio da remoto e videocontrollo in tempo reale allo scopo di supportare l’operato della Polizia locale h24, 7 giorni su 7.

Telecamere IP Full HD utili anche per fenomeni di vandalismo e microcriminalità.

Si tratta di soluzioni in linea con la legge sulla privacy. I Comuni sono tenuti a segnalare la presenza di telecamere con i cartelli “Area Videosorvegliata” ed a cancellare le registrazioni entro 24 ore.

Finora, installare telecamere ha dato buoni risultati: si rivelano un ottimo deterrente. I Comuni registrano una diminuzione visibile di presenza di discariche abusive grazie alla videosorveglianza ed all’affissione dell’apposito cartello “Area Videosorvegliata”. I cartelli che segnalano la presenza di telecamere fanno cambiare idea ai trasgressori per il rischio di essere colti in flagrante e di pagare multe salatissime.

Più Sicurezza dichiara guerra alle discariche abusive proponendo sistemi di videosorveglianza alimentati da pannelli solari per due buoni motivi:

1) nelle aree dove vengono installati non è presente la rete elettrica;

2) sono facilmente trasportabili.

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