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CORONAVIRUS E TECNOLOGIA: COME È RIUSCITA LA CINA A CONTENERE LA CRISI

Si parla spesso di farmaci efficaci contro il Covid-19 usati dalla Cina senza pensare anche alla sua potenza tecnologica. Emergenza Coronavirus e Tecnologia formano un connubio da non trascurare affatto per il contenimento del contagio. La tecnologia cinese ha contribuito notevolmente ad arginare il contagio ottenendo in poco tempo i risultati che abbiamo appreso tutti.

App, robot, intelligenza artificiale, sensori, droni.

La Cina ha dovuto affrontare in un paio di mesi un’epidemia colossale, un ‘mostro invisibile’ dall’elevata viralità e rapida contagiosità.

L’emergenza sanitaria è stata definita dal presidente Xi Jinpingla più grave dal 1949“, ovvero dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

In questa crisi, la Cina ha saputo dimostrare la sua potenza tecnologica, ciò che è in grado di fare anche in casi estremi come questo.

Una tecnologia che controlla i cittadini, indubbiamente, ma che ha avuto la meglio in breve tempo sul ‘nemico’. Almeno per ora, l’emergenza sta rientrando.

EMERGENZA CORONAVIRUS E TECNOLOGIA IN CINA: CENSURA E CONTROLLO SUI CITTADINI

Nel contesto dei grandi sforzi sanitari, il settore tecnologico cinese ha fornito strumenti essenziali per contenere la crisi sanitaria e riavviare l’economia.

Coronavirus e Tecnologia hanno duellato per due mesi e, per ora, l’ha spuntata l’avversario tech. La tecnologia cinese serve come strumento di controllo ma anche di intervento in caso di emergenza.

Si parla di tecnologie avanzate applicate in campo medico, di sicurezza e di sorveglianza.

Strumenti utili (talvolta originali, inimmaginabili) nella lotta al Coronavirus anche per usare le maniere forti allo scopo di arginare il contagio.

Senza tutto ciò che muove gli strumenti, ovvero la macchina organizzativa e di controllo, non si otterrebbero certi risultati.

Oltre alle misure high-tech adottate dalla Cina, ciò che ha funzionato è stata la censura delle fake news (e il carcere), l’eliminazione sul nascere di voci infondate sul virus o le critiche sull’operato del governo. Il governo cinese ha minacciato in varie occasioni pene fino a 15 anni di reclusione per la diffusione di bufale.

Il massiccio controllo sui cittadini non lascia spazio alla privacy e alla libertà del singolo. Pensiamo al progetto Smart City con identificazione tramite riconoscimento facciale o impronta per accedere ai servizi. Pensiamo anche al progetto Social Credit System, un sistema a punteggi che premia i cittadini in base ai comportamenti nei confronti dell’autorità.

Il Progetto Skynet va oltre: si basa su un sistema di videosorveglianza tech massiccia (l’obiettivo prevede 500 milioni di telecamere connesse entro quest’anno con riconoscimento facciale e algoritmi come quello che rileva il ‘timbro’ della camminata di ogni persona).

Sui luoghi di lavoro i dipendenti sono sottoposti a tutta una serie di controlli e test sanitari in qualsiasi momento, ad un registro degli spostamenti supportati dai dati GPS e Wifi.

LE APP CON QR-CODE: ALTRO CHE AUTOCERTIFICAZIONE

Il sistema dell’autocertificazione adottato in Italia è decisamente obsoleto rispetto al sistema delle app adottato in Cina.

Determinate app tramite QR-code o codice colore consentono di identificare i malati o stabilire il grado di rischio contagio di ognuno. La loro funzione è geolocalizzare i contagi.

Il codice colore varia a seconda che un soggetto sia entrato o meno in contatto con persone cui è stato attribuito un codice di pericolo.

L’app Health Code di Alipay (gestita da Alibaba) assegna un colore ai cittadini e lo modifica utilizzando i Big Data. I colori rosso, giallo o verde corrispondono a misure di quarantena e limitazioni mappate sullo smartphone. L’app di Alipay consente di verificare gli spostamenti di ogni singolo cittadino e dire se può girare liberamente o mettersi in quarantena perché magari ha viaggiato con persone contagiate.

L’app WeChat, sempre basata su QR-Code, consente di identificare velocemente i soggetti classificando il rischio contagio di tutti.

All’inizio del mese di febbraio, il governo ha adottato un sistema denominato “close contact detector” (un add-on per Alipay e WeChat). A cosa serve? Notifica all’utente se è stato in contatto con un portatore del coronavirus.

Esistono anche app per la mappatura delle aree a rischio (come Baidu): un’opzione permette di controllare subito dove sono i contagi, quali luoghi sono da evitare.

VIDEOSORVEGLIANZA E MONITORAGGIO DEI SINTOMI DA REMOTO

Attraverso i sistemi di videosorveglianza, sono stati sviluppati e applicati programmi capaci di determinare i sintomi del contagio con l’obiettivo di bloccare i soggetti sospetti.

Numerose aziende tech hanno sviluppato sistemi per rilevare la temperatura a distanza: è il caso della società di intelligenza artificiale SenseTime che ha supportato in questo senso Pechino, Shangai e Shenzhen in alcune aree (stazioni della metropolitana, luoghi di aggregazione, scuole).

Sempre grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, Baidu consente con un codice sorgente open-source di riconoscere e identificare soggetti senza mascherine.

La Cina non ha pensato soltanto all’emergenza sanitaria ma anche alla sicurezza.

A tal scopo, ha dato in dotazione ad alcuni agenti elmetti smart per controllare i passanti: rilevano automaticamente la temperatura a chiunque entri nel raggio di 5 metri dall’elmetto.

SenseTime, dal canto suo, ha sviluppato un software in grado di riconoscere i volti di chi indossa una mascherina.

Il governo, impegnato a mantenere il controllo politico e sociale, intende oltretutto impedire lo scoppio di proteste e rivolte sociali.

CORONAVIRUS E TECNOLOGIA: DRONI E ROBOT

Per l’emergenza Coronavirus, la Tecnologia trova nuove applicazioni anche nel campo della robotica.

Nell’ospedale di Wuchang (Wuhan) sono stati messi in campo dottori robot che hanno la funzione di ridurre e limitare le situazioni a rischio contagio per il personale sanitario. Si occupano di attività come consegnare i pasti, prendere la temperatura ai pazienti, ecc.

Al Wuhan Union Hospital, un braccio robotico sviluppato dall’Università Tsinghua di Pechino esegue tamponi o ausculta i pazienti.

Anche i droni hanno il loro lavoro da fare: effettuano consegne ai pazienti in quarantena (evitando il contatto ai fattorini umani), trasportano rapidamente i campioni agli ospedali grazie a vettori UAV (unmanned aerial vehicles). Vengono utilizzati dal governo per spargere disinfettante sulle città evitando alla manodopera il rischio di infezioni sul lavoro.

Alcuni droni rilevano la temperatura delle persone a distanza avvisando le autorità in caso di febbre.

Altri modelli con altoparlanti e videocamere ad alta definizione vengono impiegati per intervenire, dare indicazioni e anche rimproverare chi non rispetta le regole imposte dal governo cinese. Sono in grado anche di accompagnare a casa i cittadini che escono senza mascherine.

Anche le Forze dell’Ordine si affidano ai droni: intervengono direttamente solo in situazioni di emergenza.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E BIG DATA

I software di intelligenza artificiale e i Big Data rivestono un ruolo fondamentale per contenere il virus e verificarne l’evoluzione.

Una Heat map sviluppata da WeChat traccia in tempo reale le diagnosi in tutta la Cina.

Baidu fornisce in tempo reale la concentrazione di persone in un luogo per evitare assembramenti ai suoi utenti.

La China Electronics Technology Group Corporation ha reso disponibile sul web un software che richiede ai viaggiatori di inserire i propri dati personali e i dati del proprio viaggio (treno, aereo, altri mezzi pubblici). Con scansione di QR-Code sullo smartphone, questo programma permette di sapere se l’utente ha viaggiato con persone contagiate o casi sospetti.

A Chongqing esiste una mappa che non solo è in grado di individuare i casi confermati di coronavirus, ma traccia a ritroso attività e spostamenti dei contagiati per dar modo ai cittadini di valutare con più precisione il proprio rischio contagio.

Il sistema di diagnosi basato su intelligenza artificiale sviluppato da Alibaba consente di individuare la presenza di coronavirus in soggetti con sintomi di polmonite tramite una TAC in soli 20 secondi. E’ un sistema adottato da oltre 100 ospedali in Cina.

CORONAVIRUS E TECNOLOGIA CINESE: POTREBBE FUNZIONARE IN ITALIA?

I metodi tech impiegati dalla Cina potrebbero essere applicati anche in Italia?

La risposta è no e la domanda di per sé fa ridere.

Le misure di controllo massivo applicate in Cina difficilmente verrebbero accettate dalla popolazione occidentale e da chi tende a tutelare la privacy.

Al di là di questioni di riservatezza, in Italia, mancano i mezzi, le risorse.

Basta l’esempio delle telecamere insufficienti per organizzare un sistema simile alla Cina e, oltretutto, non collegate tra loro in un sistema di Sicurezza Urbana Integrata. Non esiste la rete di base per far entrare in scena l’intelligenza artificiale.

Lo sforzo tecnologico necessario e urgente in Italia dovrebbe essere destinato a tutela dei medici, operatori sanitari, Protezione Civile e Forze dell’Ordine impegnati in prima linea a gestire la crisi.

Certe misure come l’uso di droni, la robotizzazione dei compiti di routine svolti da agenti sanitari e di sicurezza e l’utilizzo di Big Data si ‘rivelerebbero’ fondamentali per la lotta contro il virus ma anche contro la situazione di degrado, i continui atti di sciacallaggio, furti nei negozi chiusi e abbandonati a se stessi, rapine nei pochi esercizi commerciali rimasti aperti.

Operatori sanitari e agenti devono essere supportati al massimo e tutelati insieme alla sicurezza del territorio.

Francesco Ciamo CEO di Più Sicurezza

Francesco Ciano

 

 

 

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