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CORONAVIRUS, ECONOMIA E SICUREZZA: IMPRESE E LADRI IN QUARANTENA?

In pieno decreto #IoRestoaCasa per frenare il contagio da Coronavirus, Economia e Sicurezza diventano l’emergenza nell’emergenza.

L’altro decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri, ‘Cura Italia‘, è la seconda parte del primo, ovvero #IoRestoaCasa2 (con sottotitolo “…e vediamo che succede”).

Con un timido tentativo di aiutare l’economia italiana a fronteggiare l’emergenza Coronavirus, ‘Cura Italia’ stanzia 25 miliardi di euro per sostenere lavoratori, famiglie e imprese. Lo scopo è potenziare anche il sistema sanitario nazionale per il quale, fino a ieri, sono stati effettuati pesanti tagli, tanto che oggi ne pagano le conseguenze medici, infermieri, personale sanitario, Protezione Civile, Forze dell’Ordine e cittadini. In base al decreto ‘Cura Italia’, la Protezione Civile ha la possibilità di requisire presidi sanitari e beni come gli alberghi per far fronte all’emergenza.

La risposta al Covid-19 sarebbe, dunque, un aiutino di 25 miliardi di euro e flussi per 350 miliardi (destinati a chi? Scoprilo a fine articolo). Seguirà, ad aprile, un nuovo decreto.

A chi giova questo decreto? Quanto vengono tutelati gli imprenditori e le partite IVA? Che vantaggio ha l’Italia ad ‘assecondare’ ancora l’Europa?

Da un video di Leonardo Leone arriva una risposta importante, quella del Professor Nino Galloni, economista, ex dirigente generale del Ministero dell’Economia e del Lavoro, attuale presidente del Centro Studi Monetari. Sai cos’è la moneta parallela?

 

CORONAVIRUS, ECONOMIA E SICUREZZA: IL DECRETO ‘CURA ITALIA’

Il decreto legge ‘Cura Italia’ stanzia 25 miliardi per il sostegno all’occupazione e ai lavoratori (cassa integrazione, estensione dei permessi retribuiti, divieto di licenziamento per i prossimi due mesi, congedo parentale straordinario, premio di 100 euro a chi lavora in sede, ecc.), al sistema sanitario.

Per gli imprenditori e le partite IVA prevede un ‘rimborso spese’ (che non le rimborsa affatto) di 600 euro una tantum.

Il decreto interviene sulla liquidità del sistema del credito, sul rinvio dei pagamenti di ritenute e contributi previdenziali, assistenziali, lo stop temporaneo del pagamento di mutui prima casa, obbligazioni, prestiti, adempimenti fiscali.

Si prevedono fondi per l’internazionalizzazione del Made in Italy, risorse per pagare gli straordinari di Forze Armate, Polizia e Vigili del Fuoco.

Vengono inserite nel decreto anche misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario. Si prevedono interventi per il fondo centrale di garanzia delle Pmi e misure di sostegno alle imprese anche se non è chiaro quali siano.

Nel decreto ‘dovrebbe’ essere previsto un credito d’imposta del 60% dell’importo dell’affitto di marzo per negozi e botteghe.

Le rivolte nelle carceri dei giorni passati ce le ricordiamo tutti. Il governo stanzia anche 20 milioni di euro per la ristrutturazione e la sistemazione delle carceri danneggiate.

I DUE SCENARI IPOTIZZATI DA CERVED

Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved (società che analizza i bilanci di tutte le imprese italiane), prevede due differenti scenari per le imprese italiane nell’impatto del coronavirus sull’economia italiana.

Primo scenario: ipotizza che l’emergenza Coronavirus finisca a maggio e prevede un giro di affari complessivo di 275 miliardi di euro bruciato per le imprese italiane. In tal caso, le imprese potrebbero recuperare già nel 2021 raggiungendo un livello di ricavi dell’1,5% superiore a quello dell’anno scorso.

Secondo scenario: se l’emergenza Covid-19 dovesse durare fino a dicembre, si arriverebbe ad una completa chiusura delle frontiere dei mercati europei ed il ritorno alla normalità richiederà altri sei mesi. Nel biennio andrebbero in fumo ricavi complessivi per 641 miliardi, tra gli oltre 469 miliardi di questo 2020 e i quasi 172 dell’anno prossimo. Una catastrofe.

Lo studio di Cerved si basa sui dati di 750 mila imprese italiane.

Il carico più pesante ipotizzato vede, in cima alla classifica nera, la Lombardia (epicentro del ‘terremoto economico’), seguita da Lazio, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

 

CORONAVIRUS E SICUREZZA: I LADRI VANNO IN QUARANTENA?

La risposta è NO. I ladri non hanno nessuna intenzione di cambiare mestiere, meno che mai ora che chi ha un mestiere non può farlo e deve restare a casa.

I ladri si adattano ai cambiamenti, il loro istinto di sopravvivenza sa come renderli creativi e, al tempo stesso, freddi, spietati e strategici.

I ladri, come prima naturale reazione all’emergenza Coronavirus che ci coinvolge tutti, risultano frenati pure loro. Nelle regioni più colpite dal contagio (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) i reati contro il patrimonio, i furti predatori (furti in casa, scippi, furti con destrezza, rapine) sono in calo. Secondo le Forze dell’Ordine, i topi d’appartamento tendono a violare meno le case altrui per due motivi: il rischio del contagio e il fatto che le persone escono meno da casa.

Non dimentichiamoci, però, la tendenza dei ladri più aggressivi di trasformare in pochi secondi un furto in una rapina: criminali che non ci pensano due volte a puntare un coltello o una pistola contro le vittime dopo essere entrati furtivamente in casa.

Meglio tenere alta la guardia con ladri e truffatori. I ladri dimostrano un grande spirito di sopravvivenza. Si adattano alle nuove situazioni, diventano sciacalli, rubano mascherine e Amuchina negli ospedali, farmacie, Pronto Soccorso per rivenderseli a prezzi assurdi.

Ospedali e farmacie meritano più sicurezza e protezione da parte dello Stato e, invece, si moltiplicano i disagi, i gesti criminali, il caos, l’insicurezza, gli ostacoli, la precarietà in tutta Italia. Chi garantisce sicurezza a farmacie ed ospedali? In ospedali dove rubare attrezzature costosissime si rivela un gioco da ragazzi in tempi di relativa tranquillità?

Il quadro di questi giorni mostra strutture abbandonate a se stesse, lasciate sole.

FARMACIE A RISCHIO RAPINE

Prendiamo, ad esempio, le farmacie che, insieme a tabaccherie, edicole e supermercati, sono le poche attività che restano aperte.

I ladri mettono a segno rapine coprendo il volto con mascherine chirurgiche, usate nella profilassi da coronavirus. Nessuno, in questi giorni, potrebbe contestare la legittimità di indossare una mascherina che, però, rende irriconoscibili. E’ difficile riconoscere CHI si nasconde dietro una mascherina. E’ questo l’escamotage che diversi malviventi hanno utilizzato per rapinare farmacie ed altri esercizi commerciali.

Pochi giorni fa, alcuni malviventi hanno sfidato il Coronavirus passando dall’uso di mascherine sanitarie a quello di tute anti-contagio bianche fingendosi soccorritori. E’ successo a Ponsacco nella farmacia comunale alle Melorie.

A bordo di un furgone, una banda di cinque criminali ha preso di mira la farmacia comunale.

Intorno il deserto, il terreno d’azione ideale per i ladri che in tempi di isolamento per emergenza coronavirus si muovono con facilità. Di certo, non avevano con sé il foglio dell’autocertificazione eppure hanno agito indisturbati rubando le due casse senza ostacoli.

I ladri se ne infischiano dei divieti di circolazione di questi giorni.

Hanno rubato poco meno di 1.500 euro ma le casse danneggiate costano 16.000 euro.

Nessun controllo, nessuna protezione per le farmacie impegnate al massimo per garantire un servizio essenziale ai cittadini.

Nella situazione attuale, con la chiusura di gran parte delle attività produttive, i pochi negozi aperti diventano un bersaglio perfetto per i criminali.

CORONAVIRUS, ECONOMIA, SICUREZZA: IL 95% DEGLI ALBERGHI CHIUSO

I ladri non aspettavano altro che questo.

Serrande abbassate, negozi vuoti, hotel chiusi, farmacie in balia dei reati predatori e di violente rapine. La chiusura di gran parte dei negozi per l’emergenza Coronavirus crea isolamento alle poche attività commerciali che restano attive favorendo ladri e vandali.

Maurizio Naro, presidente Federalberghi Milano Lodi Monza Brianza, racconta come sta reagendo il settore all’emergenza sanitaria. Fa un primo tragico bilancio delle perdite, che arrivano a superare i 5 milioni al giorno, con il 95% di saracinesche giù. Qualcuno ha scritto “le misure anticrisi del governo sono come la morte assistita” riferendosi al settore turistico-alberghiero.

Naro denuncia qualcosa di molto grave. Con le strade deserte e i negozi chiusi aumenta il rischio criminalità e che vengano saccheggiati proprio gli hotel.

Questo rischio lo corrono tutti gli esercizi commerciali chiusi per l’emergenza Coronavirus.

Maurizio Naro anticipa che è pronta una richiesta ufficiale affinché ci sia un presidio costante delle Forze dell’Ordine sul territorio.

Tutti i bar e i ristoranti, così come i negozi, avevano anche una funzione di presidio con le loro vetrine accese e un andirivieni di gente. “Adesso, a luci spente e saracinesche abbassate, temiamo – conclude Naro –  che, soprattutto in zone meno trafficate, ci possano essere atti di vandalismo e furti”.

Si preannuncia il degrado totale. E’ questo che vogliamo?

Dobbiamo dimostrare uno spirito di sopravvivenza più forte di quello dei ladri.

Seguiamo le regole, evitiamo il più possibile altri contagi e riusciremo ad uscire da questo film hollywoodiano con un lieto fine.

CORONAVIRUS, ECONOMIA, SICUREZZA: L’ITALIA FARÀ LA FINE DELLA GRECIA?

Ci ha particolarmente colpito la diretta di Leonardo Leone, imprenditore e formatore di successo, e la sua intervista al Professor Nino Galloni, economista, ex dirigente generale del Ministero dell’Economia e del Lavoro, attuale presidente del Centro Studi Monetari.

Leonardo ha ricordato che i dati dell’ISS sui morti associati al Coronavirus potranno essere confermati solo dopo che l’Istituto Superiore della Sanità avrà stabilito le cause effettive di decesso. Ad oggi, non sono stati riscontrati decessi da Covid-19 al 100%, ovvero di persone sane che hanno contratto il Coronavirus e sono morte come causa diretta di questo virus.

La cosa certa è che, a causa delle tante terapie intensive necessarie, le strutture sanitarie sono al collasso grazie, soprattutto, ai vari tagli che nel corso degli anni sono stati fatti al sistema sanitario dal governo. L’emergenza, in Italia come in altri Paesi, non è prettamente il Coronavirus ma il fatto che non ci siano sufficienti mezzi e posti in terapia intensiva per far fronte ai casi urgenti e gravi che hanno bisogno di cure intensive immediate

L’ITALIA FARA’ LA FINE DELLA GRECIA?

L’Italia è la terza potenza mondiale in termini di diversificazione merceologica all’export, dopo la Cina e la Germania. A proposito di Germania. Ha stampato 550 miliardi non attingendo alla Bce ma alla propria banca statale, mentre a noi ce ne concedono 25 a debito.

La Banca d’Italia è stata privatizzata ma in Italia di banche statali, pubbliche, ne esistono 3: Cassa Depositi e Prestiti, MPS e il Mediocredito centrale. Potrebbero fare ciò che vogliono.

La classe dirigente, in Italia, non vuole fare come la Germania e la Francia e si guarda bene dall’aiutare i cittadini e lo Stato attivando la banca pubblica. Perché in Italia non si fa? Perché la banca pubblica comprerebbe i titoli di Stato ad un bassissimo tasso d’interesse distruggendo così i profitti delle banche private. Le banche private hanno tutto l’interesse a comprare titoli di Stato ad un rendimento molto elevato che è il secondo in Europa.

 

IL ‘RISTORO’ DELLE BANCHE PRIVATE E LA NASCITA DEL GRUPPO IMPRENDITORI UNITI

Conte ha parlato di 350 miliardi come linea di credito, liquidità senza spiegare a cosa siano destinati. Sono, molto probabilmente, destinati alle banche. In Italia, le banche dettano legge mentre in Germania comandano le industrie. Immettere questa liquidità serve per dare ‘ristoro’ alle banche. Nessuna iniezione per investimenti e per dare una chance alle imprese in tempi di crisi da Coronavirus.

E’ così che interviene sui mutui, debiti, prestiti, obbligazioni di famiglie e imprese. Il blocco di questi debiti significa un mancato introito per le banche. I debiti di famiglie ed imprese non si cancellano e, tra qualche tempo, dovremo pagarli ma intanto la situazione delle banche è tamponata. Lo Stato avrà tempo e modo di recuperare quei soldi visto che si è indebitato per fare questa operazione.

La crisi per famiglie e imprese, a distanza di tempo, resta. Quindi, con il decreto non si esce dalla crisi: si cerca, semplicemente, di rimanere a galla.

Alle partite IVA il governo concede 500 euro una tantum, meno del reddito di cittadinanza. Il NULLA che non copre neanche le spese di un imprenditore. Nessun sostegno, nessuna tutela per gli imprenditori che hanno spese da sostenere, dipendenti, che sono al momento bloccati e rischiano di non farcela quando la crisi sarà dichiarata finita.

Leonardo Leone, imprenditore e formatore di successo, ha creato su Facebook il gruppo Imprenditori Uniti per far valere i diritti di imprenditori e partite IVA, chiedere sostegno e tutela. Non possiamo più stare a guardare.

La classe degli imprenditori e delle partite IVA in Italia non è affatto tutelata. Eppure sono gli imprenditori che tengono l’Italia sulle spalle, che creano posti di lavoro, producono PIL e rischiano.

Bisogna ripartire e questo vale per tutti, ma se si fermano le imprese tutto rischia di diventare relativo.

NO ALL’APPROVAZIONE DEL MES, SI AD UNA MONETA PARALLELA

Leonardo Leone sta raccogliendo firme con l’obiettivo di NON approvare il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)

I nostri politici tendono ad approvarlo pensando che, visto che siamo in emergenza, bisogna approvarlo in emergenza. Un grosso errore, soprattutto finanziario.

Approvare il MES significa per l’Italia tirar fuori 125 miliardi in un momento di folle crisi.

NON approvare il MES significa pensare al nostro Paese e rinunciare ad un meccanismo perfettamente inutile nel sostenere una crisi. Il MES potrebbe sostenere un Paese piccolo, non un Paese come l’Italia, uno dei più solidi del mondo.

L’EUROPA NON E’ DEMOCRAZIA MA TECNOCRAZIA

L’Italia ha una grande capacità produttiva. Virus Covid-20 permettendo (quello che dovrebbe mutare a settembre-ottobre), se il nostro Paese producesse di più per se stesso potrebbe ottenere un PIL sopportabile.

Cosa servirebbe in tutto questo ‘conflitto d’interessi’ europeo?

In Italia, servirebbe introdurre una moneta parallela, inizialmente senza uscire dall’euro, emessa dallo Stato, non a debito, non impedita dal Trattato di Lisbona, che circoli all’interno del territorio nazionale. Darebbe un grandissimo aiuto, non aumenterebbe il debito pubblico, darebbe la possibilità di vivere bene a imprese, artigiani, partite IVA.

Signore e signori, l’Europa è in agonia, moribonda, finita. L’Italia se vuole rialzarsi può.

Ci siamo iscritti al gruppo privato Imprenditori Uniti di Leonardo Leone. Se sei un imprenditore, un artigiano, una partita IVA fallo anche tu.

 

Francesco Ciamo CEO di Più Sicurezza

Francesco Ciano

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