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BILANCIO 2020 DELLA POLIZIA CRIMINALE: LOTTA ALLA MALAVITA E CYBERCRIME DA RECORD

La premessa al Bilancio 2020 della Polizia Criminale è questa: in tempi di pandemia, il cambiamento dell’attività delle forze di Polizia è stato radicale. L’attività è stata riadattata in uno scenario imprevedibile: ai compiti tradizionali di prevenzione e contrasto del crimine sono stati aggiunti i controlli e le verifiche del rispetto delle misure restrittive per il contenimento del contagio.

L’emergenza Covid non ha, di certo, interrotto i rapporti di cooperazione internazionale tra forze di Polizia europee ed extra-UE. E’ stato necessario, però, adeguare rapidamente le procedure al nuovo contesto pandemico. 

Il bilancio delle attività svolte nel 2020 è stato presentato dal vicecapo e direttore centrale della Polizia Criminale Vittorio Rizzi.

Rizzi ha sintetizzato così il bilancio: “Coniugare fermezza e umanità, e intercettare sul nascere le nuove minacce criminali”.

BILANCIO 2020 DELLA POLIZIA CRIMINALE: QUADRO GENERALE

Dal 1° gennaio al 30 novembre 2020 è stata registrata una flessione generale del 20,9% dei reati: nel complesso sono passati da 2.116.136 (2019) a 1.673.208 (2020). Questo dato è in linea con la generale tendenza a livello internazionale.

Scopriamo, in dettaglio, il quadro dei fenomeni criminali registrati negli 11 mesi del 2020:

– calo dei furti (-36%) e delle rapine (-22%) tra gennaio ed agosto 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019;

– calo degli omicidi complessivi (244, ovvero 55 in meno rispetto al 2019). Tra questi, 132 omicidi sono stati compiuti in ambito familiare. Mentre il numero complessivo di assassini diminuisce, sale il numero di donne uccise (91 contro le 88 del 2019): tra queste, 62 sono state uccise dal partner o dall’ex;

– 28 le segnalazioni di scommesse anomale nella stagione sportiva 2019/2020 e 6 legate ad eventi sportivi che si sono tenuti all’estero nel periodo del lockdown;

– in netta controtendenza, il cybercrime (in Italia e nel resto del mondo) è salito vertiginosamente registrando un +32,7% di reati informatici rispetto al 2019. E’ stata questa la più diretta conseguenza di un notevole incremento delle attività online in tempi di pandemia.

BILANCIO 2020 DELLA POLIZIA CRIMINALE: RECORD DI REATI INFORMATICI E MALAVITA

L’effetto della pandemia ha scatenato il cybercrime.

I cyber criminali hanno sfruttato l’emergenza sanitaria del Covid-19 realizzando un vero e proprio record di reati informatici. Il cybercrime è balzato in testa alla classifica dei reati quest’anno.

Da gennaio a fine novembre 2020, le denunce associate ad attività informatiche illecite sono aumentate del 32,7% (160.982, 480 reati al giorno).

I reati informatici sono sfociati, talvolta, in minacce ed atti intimidatori nei confronti di amministratori locali e giornalisti. In base ai dati disponibili (aggiornati a settembre) sono stati 462 gli atti intimidatori (di cui 242 nei confronti di sindaci) e 129 contro giornalisti (+48,3%).

L’aumento del cybercrime non è legato soltanto al fenomeno in sé: è la conseguenza della pandemia abbinata ad un maggior utilizzo della tecnologia da parte della criminalità organizzata rispetto agli anni precedenti.

Il Servizio di analisi criminale della Dcpc, già nel mese di aprile 2020, aveva realizzato 4 Report lanciando l’allarme sul rischio di infiltrazioni criminali nel tessuto economico-finanziario a seguito dell’emergenza Coronavirus evidenziando episodi registrati anche attraverso la rete. Sono state 159 le segnalazioni alla prefetture da parte dei Gruppi centrali interforze (all’interno del Sac), 1.600 gli approfondimenti d’indagine ed oltre 22.000 le interrogazioni in banca dati riguardanti probabili infiltrazioni negli appalti pubblici della criminalità organizzata.

SMART SECURITY CONTRO LE MINACCE CRIMINALI, I RISULTATI DI EUROPOL

Si tratta di una realtà senza precedenti che ha impegnato la Polizia in quella che Rizzi ha definito ‘smart security‘ per intercettare sul nascere nuove minacce criminali.

Durante la pandemia sono rimasti costanti i flussi informativi tra le polizie:

– 144.000 messaggi in ingresso in 11 mesi (oltre 400 al giorno) alla Scip (Sala operativa internazionale del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia);

– oltre 99.000 messaggi in area Shenghen (S.I.Re.N.E.).

C’è stata un’impennata nel flusso informativo della piattaforma Europol con uno scambio di oltre 40.000 messaggi (+24% rispetto ai 32.000 del 2019) su vari ambiti legati alla criminalità (truffe, immigrazione clandestina, riciclaggio, traffico di sostanze stupefacenti, cybercrime).

Soltanto per la lotta alla criminalità organizzata, la piattaforma Europol ha registrato un’impennata di contatti (oltre 24.000) con scambio di informazioni in tempo reale determinante per la lotta contro le minacce criminali. Tutto questo è stato possibile grazie ai rapporti di cooperazione internazionale ed alla rete di esperti attivi in 62 Paesi.

A fine novembre, i risultati di questa cooperazione sono notevoli: oltre 1.400 latitanti catturati, di cui il 58% all’estero (ricercati a seguito di provvedimenti emanati dalle autorità italiane) ed il 42% in Italia (su ordine di giudici di altri Paesi).

Tra questi latitanti catturati:

– 805 ritenuti ancora attivi sono finiti nella rete della Polizia (59 in più rispetto al 2019);

– 122 appartengono al crimine organizzato;

– 48 sono stati individuati tramite la rete Enfast, network che collega tutte le squadre di ricerca europee.

Sono stati 341 i detenuti rimpatriati attraverso 200 servizi organizzati anche utilizzando voli charter riservati.

PROGETTO I-CAN DI INTERPOL

Nel 2020, è stato avviato il progetto I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) promosso dal nostro Paese insieme ad Interpol.

All’interno di Interpol, per 3 anni, 11 Paesi del mondo collaboreranno contro la più potente organizzazione criminale del mondo: la ‘Ndrangheta, presente in 32 Paesi.

Il progetto I-Can, presentato a Reggio Calabria il 30 gennaio 2020, ha preso il via il 14 giugno con la presenza in videoconferenza dei vertici delle forze di Polizia italiane e di altri Paesi: Australia, Argentina, Canada, Brasile, Francia, Colombia, Stati Uniti, Germania, Svizzera e Uruguay.

All’attivo già 24 indagini in 17 Paesi, l’arresto di 8 latitanti in 5 Paesi (Spagna, Argentina, Albania, Costa Rica e Svizzera), confisca e sequestro di beni per circa 200 milioni di euro.

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